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16 ottobre 2012 2 16 /10 /ottobre /2012 12:46

pal.jpgFrequentare palestre e piscine aumenta la possibilità di contrarre infezioni della pelle. I dati di un recente studio confermano che un’alta percentuale di chi pratica sport va incontro a patologie epidermiche. Il dermatologo Fabio Rinaldi, docente alla Sorbona e presidente dell'IHRF (International Hair Research Foundation), ha preso in esame un campione di 500 pazienti, frequentatori abituali  di luoghi sportivi. Il dato emerso dalla ricerca è allarmante, l’80 per cento degli sportivi avrebbe, infatti, contratto malattie della pelle. Sul podio delle patologie più diffuse troviamo le verruche (36%), seguono le micosi (28%), le follicoliti (19%) e irritazioni di varia natura (13%).

Frequentare palestre e piscine senza incorrere in fastidiose infezioni è possibile seguendo semplici accorgimenti. In primo luogo scegliamo una struttura sportiva pulita e ben aerata, utilizziamo un asciugamano personale quando usiamo gli attrezzi  e indossiamo abbigliamento traspirante. Negli spogliatoi è bene evitare il contatto con la superficie dei sanitari e accedere alle docce con apposite ciabatte, è importante anche asciugarsi con cura per evitare la proliferazione di funghi e batteri. Infine è buona abitudine riporre gli indumenti usati in una busta di plastica e svuotare sempre la borsa una volta rientrati a casa.

 

Fonte ASCA

 

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7 agosto 2012 2 07 /08 /agosto /2012 13:20

images-copia-11.jpgLa squalifica per doping dell’atleta azzurro Alex Schwazer, oro olimpico a Pechino 2008 nei 50 km di marcia, ha riaperto la brutta pagina del doping. Mentre la vicenda monopolizza i media, si parla già della lotta al doping nelle prossime olimpiadi, quelle del 2016 a Rio de Janeiro. Sembra infatti possibile per quell’evento, la realizzazione di un test in grado di smascherare il doping ematico praticato con trasfusioni di sangue ossigenato per aumentare la resistenza fisica. La scoperta arriva dall’Università degli Studi della Tuscia (Viterbo), dove l’equipe del laboratorio di proteomica del Dipartimento di scienze ecologiche e biologiche, guidata dal prof. Lello Zolla stava effettuando una ricerca sul processo di senescenza cellulare.

Lo staff del prof. Zolla studiando gli eritrociti ha osservato che nella fase di conservazione alcune proteine si sposterebbero dall’interno dei globuli rossi alla membrana esterna. La migrazione di queste sostanze organiche proverebbe un’avvenuta modifica a livello ematico imputabile ad uno stress chimico attualmente non evidenziabile. Questo test è oggetto di una convenzione che dovrebbe renderlo disponible per la lotta al doping nelle Olimpiadi del 2016 che si terranno a Rio de Janeiro. In Italia il lungo elenco delle sostanze e pratiche vietate è stato aggiornato il 18 luglio scorso.

 

fonte Tusciaweb

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28 marzo 2012 3 28 /03 /marzo /2012 14:38

images-copia-9.jpgIl cuore degli sportivi tiene vivo più che mai il dibattito sulla sicurezza nell’attività sportiva e la prevenzione di episodi drammatici sui campi da gioco. La recente scomparsa del campione della pallavolo Vigor Bovolenta, 37 anni, colto da collasso al palasport di Fontescodella, a Macerata e la miracolosa guarigione di Fabrice Muamba, 23 anni, calciatore del Bolton, colpito sul campo da arresto cardiaco, hanno sollevato pesanti interrogativi tra gli addetti ai lavori. Una risposta concreta alle tante domande arriva proprio da uno studio italiano, pubblicato il 26 luglio 2011 sul British Journal of Sport Medicine, presentato al convegno Advances in Cardiac Electrophisiology, tenutosi a Roma quattro mesi fa.

I ricercatori italiani hanno sottoposto a test di idoneità sportiva 3.100 giocatori di calcio. Oltre agli esami previsti per legge, compreso l’elettrocardiogramma, gli atleti sono stati sottoposti a ecografia cardiaca. L’ecocardiogramma, esame semplice e non invasivo, ha scovato problemi cardiaci in 56 atleti. L’1,8% dei soggetti esaminati presentava anomalie non gravi, anche compatibili con l’attività sportiva, ma da monitorare per escludere complicanze future. Quattro le patologie cardiache riscontrate: valvola aortica bicuspide (24), difetti del setto atriale (20), prolasso della valvola mitrale (10) e cardomiopatia ipertrofica (2).

Fabio Pigozzi, prorettore vicario dell'Ateneo Foro Italico e presidente della Federazione Internazionale di Medicina dello Sport, tra gli autori dello studio, durante la conferenza stampa di presentazione del congresso ha ricordato che in Italia 6 milioni di persone si sottopongono ogni anno alla visita per l'idoneità agonistica: ''Se si riuscisse ad aggiungere agli esami anche l'ecocardiogramma si otterrebbe un risparmio anche dal punto di vista economico perchè – conclude Pigozzi - i costi iniziali, che comunque non superano le poche decine di euro, sarebbero ampiamente ripagati''.

 

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14 gennaio 2012 6 14 /01 /gennaio /2012 15:40

imagesCASLQX7U.jpgUn recente studio inglese ha dimostrato che assumere caffeina e glucidi prima e durante una partita di calcio aumenterebbe le prestazioni dei giocatori, oltre alla loro resistenza fisica. La ricerca è stata condotta da un’equipe di esperti della Sheffield Hallam University, guidata da Mayur Ranchordas, professore ordinario e nutrizionista dello sport. La somministrazione di zuccheri e caffeina a un gruppo di calciatori ha prodotto un miglioramento sul piano della resistenza fisica e un significativo aumento del livello di abilità di gioco. Durante il test è stata simulata una gara di calcio in cui gli atleti hanno eseguito serie ripetute di scatti, dribbling e tiri di precisione. Nei tre di match di 90 minuti, con 2 sessioni di 45 minuti, i ricercatori hanno testato l’agilità dei giocatori, la capacità di dribbling, la precisione nei tiri e colpi di testa. I risultati hanno evidenziato negli atleti che avevano assunto drink a base di caffeina e glucidi, una capacità maggiore nel sostenere un’alta intensità di lavoro, una migliore capacità di dribblare e precisione nel tiro.

Il professor Ranchordas ha dichiarato: “Esistono molte ricerche che mostrano come caffeina e carboidrati siano in grado di aumentare la resistenza negli sportivi, questo studio dimostra che ci sono effetti positivi anche a livello di abilità ed esecuzione del gesto atletico”. “Queste scoperte – continua Mayur - ci suggeriscono come, per gli atleti che gareggiano in competizioni sportive dove resistenza e abilità sono fattori importanti, assumere drink a base di caffeina e glucidi, al posto di drink con soli glucidi, può migliorare in maniera significativa le performance.” “I calciatori – conclude il nutrizionista – oltre agli sport drink dovrebbero assumere caffeina e glucidi prima dell’inizio della partita e durante l’intervallo”. Lo studio inglese è certamente interessante, non va, però, dimenticato che la caffeina rientra tra le sostanze dopanti, sono sufficienti 6/7 tazzine di caffè per raggiungere il limite consentito, pari a 12 microgrammi per millilitro.

 

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3 gennaio 2012 2 03 /01 /gennaio /2012 12:42

puerta.jpgCi sono vite perse sui campi da calcio come fossero campi di battaglia, morti di cui nessuno parla che in parte potrebbero essere evitate. Sono i decessi per arresto cardiaco che avvengono ogni anno nel settore dilettantistico e amatoriale, vite spezzate che un defibrillatore in campo potrebbe salvare. Dal 2006 al 2010 sono morti 338 giovani atleti dilettanti e amatoriali, il dato è stato rilevato dalla Fondazione G. Castelli, che tra i suoi obiettivi ha quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Sul quotidiano Avvenire dell’11 novembre 2011 il dottor Castelli, che ha vissuto in prima persona il dramma di perdere un figlio di 16 anni su un campo da calcio, per arresto cardiaco, dichiara: “Tra il 20 e il 40% degli atleti colpiti da arresto cardiaco sarebbe sopravvissuto se avesse ricevuto un’assistenza tempestiva: rianimazione cardio-respiratoria con eventuale intervento di defibrillazione, entro i 6 minuti dalla caduta a terra dell’atleta stesso”. ”Quando si capirà che la cultura dell’emergenza è cultura di vita, di attenzione all’altro e parte integrante di quella sportiva - conclude il dottor Castelli - allora avremo uno sport più sano che fa veramente bene alla salute e con il minor numero di vittime possibili”.  

Per saper utilizzare in modo corretto un defibrillatore, non è necessaria alcuna esperienza medica, per salvare una vita sono sufficienti poche ore di addestramento. La legge 201/2001, che disciplina la materia, consente l'uso del defibrillatore semiautomatico in sede extraospedaliera al personale sanitario non medico e al personale non sanitario, adeguatamente formato nell’attività di rianimazione cardio-polmonare. Una modifica alla legge ha consentito, inoltre, che i corsi di formazione possano essere svolti anche da organizzazioni medico scientifiche senza scopo di lucro e da enti operanti nel settore dell’emergenza sanitaria. Per il 2012 appena iniziato, auguriamoci che non si contino più i morti per gioco. 

 

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9 dicembre 2011 5 09 /12 /dicembre /2011 12:42

imagesCAOGF9LK.jpgPraticare sport di resistenza estrema mette a rischio la salute del cuore. E’ questo il risultato di un recente studio, pubblicato sull' European Heart Journal, che ha valutato l’impatto sul corpo umano di attività sportive come ciclismo, maratona, triathlon e alpinismo.  La ricerca ha dimostrato che gli sforzi fisici d’intensità elevata causano un irrigidimento del muscolo cardiaco con formazione di lesioni che regrediscono spontaneamente solo in alcuni soggetti. Quando gli esiti cicatriziali non scompaiono entro sette giorni dallo sforzo il danno al cuore è permanente e possono manifestarsi aritmie.

Gli atleti che hanno partecipato allo studio sono stati sottoposti a competizioni sulla lunga distanza per più di 10 ore alla settimana. I medici hanno effettuato una serie di test in momenti diversi: 15 giorni prima dello sforzo, al termine della gara e a distanza di una settimana. Gli esami cardiaci effettuati subito dopo lo sforzo hanno riscontrato una dilatazione del ventricolo destro e un’anomalia del suo funzionamento. Inoltre, l’eccessivo stiramento del muscolo cardiaco avrebbe alzato i livelli di BNP (Peptide Natriuretico Cardiaco di tipo B). Il BNP è un ormone prodotto dal tessuto ventricolare e da quello atriale che induce una diminuzione della pressione arteriosa e venosa centrale.

Sanjay Sharma, a capo della ricerca, ha voluto ribadire che i benefici legati all’attività sportiva sono di gran lunga superiori ai rischi, limitati a particolari discipline. Per evitare inutili allarmismi i ricercatori hanno voluto precisare che solo studi a lungo termine potranno accertare un collegamento tra sport di resistenza estrema e danni al cuore. Al momento l’unica raccomandazione per chi vuole praticare in sicurezza determinate discipline è di consultare il medico di base, che stabilirà se eseguire o meno eventuali accertamenti.

 

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