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22 novembre 2011 2 22 /11 /novembre /2011 18:40

imagesCA60V9P1.jpgIn un mondo sempre più online è impossibile non collegarsi ad internet. Si controlla la posta, ci si aggiorna sulle news, si interagisce sui social network, si gioca, si chatta, l’elenco è infinito e il tempo passato sul web sembra volare. Le troppe ore davanti al pc non sono però sinonimo di “internet addiction”. Siamo in presenza di questa vera e propria dipendenza comportamentale solo quando si manifestano i seguenti sintomi: astinenza, assuefazione emotiva, sbalzi d’umore e conflitti sociali. Il mensile di ottobre della società italiana di pediatria (SIP) affronta l'argomento nell’intervista a Mark D. Griffiths, uno dei massimi esperti mondiali sugli effetti psicofisici della dipendenza da gioco d’azzardo, internet addiction e videogame addiction. Griffiths, direttore della International Gaming Research Unit presso la School of Social Sciences della Nottingham Trent University, esorta a non confondere un utilizzo eccessivo di internet con la dipendenza vera e propria. La differenza è qualitativa, in entrambi i casi, infatti, il soggetto passa molte tempo sul web,  ma c'è  dipendenza solo quando la vita della persona anziché arricchirsi di qualcosa ne viene privata. “Giocare on line per una quantità di tempo eccessiva, persino 14 ore al giorno, non significa essere dipendenti, – spiega Griffiths - quello che va verificato è quanto l’eccesso di gaming online impatti su altre aree dell’esistenza. Un’attività, per quanto eccessiva, non può essere definita un’addiction se ha poche conseguenze negative o non ne ha affatto". 

Sulla stessa linea di Griffiths, anche la Canadian Medical Association, che definisce "il disturbo da Internet Addiction reale quanto l’alcolismo e come le altre patologie da dipendenza, in grado di provocare, problemi sociali, desiderio incontrollabile, sintomi astinenziali, isolamento sociale, problemi coniugali e prestazionali, difficoltà economiche e lavorative”. L’associazione canadese individua come soggetti a rischio le persone di età compresa fra i 15 e i 40 anni, con difficoltà comunicative derivanti da una qualche forma di emarginazione. Altri fattori che predispongono alla dipendenza sarebbero l’isolamento geografico, l’elevato grado d’informatizzazione negli ambienti lavorativi, i lavori notturni e isolati. In Europa si calcola che il 30% dei ragazzi tra gli 11 e i 16 anni (18% in Italia) abbia vissuto un’esperienza legata ad un abuso della connessione alla rete, come trascurare amici o scuola, perdere ore di sonno, o dissociarsi parzialmente dalla realtà.

 

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Published by cristina reggini - in Dipendenze
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