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  • : informazioni, news e curiosità legate al tema salute, intesa come benessere fisico e psicologico, perché ogni persona è il risultato dell'equilibrio tra psiche e soma
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14 agosto 2012 2 14 /08 /agosto /2012 15:35

triclosano.jpgUn recente studio americano ha confermato la pericolosità del triclosano, una sostanza disinfettante presente in tanti prodotti di uso comune. Lo possiamo trovare nei saponi antibatterici, dentifrici e colluttori. Il triclosano è un derivato clorurato del fenolo con struttura chimica simile a quella della diossina. Come altri fenoli clorurati può accumularsi nei tessuti degli organismi viventi e attraverso il latte materno arrivare ai neonati. Gli studi finora condotti avevano dimostrato che la sostanza battericida era in grado di alterare il funzionamento di fegato, polmoni e sistema immunitario. Si era visto, inoltre, che comportava sterilità e ad alte dosi paralisi. Non stupisce più di tanto, quindi, il risultato di una ricerca condotta dal professor Isaac Pessah dellla UC Davis School of Veterinary Medicine (Usa), pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

Il recente studio avrebbe dimostrato la pericolosità del triclosano in quanto capace di compromettere l'apparato muscolo scheletrico e la contrattilità del muscolo cardiaco. Durante la ricerca due tipi di animali (topi e pesci) sono stati esposti a concentrazioni di triclosano pari a quelle cui siamo esposti quotidianamente nelle nostre case. Nelle cavie si è osservata una riduzione della forza muscolare e la compromissione della funzionalità cardiaca.  "Il triclosano si trova in casa praticamente ovunque - dichiara alla stampa l’autore dello studio  - i nostri risultati forniscono una forte evidenza che questa sostanza chimica è una fonte di grande preoccupazione per la salute umana e ambientale".

 

fonte Adnkronos

 

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31 maggio 2012 4 31 /05 /maggio /2012 15:21

imagesCA908UJI.jpgIl 7 maggio scorso in Francia è entrato in vigore un decreto che riconosce il Parkinson come malattia professionale e stabilisce esplicitamente un nesso di causalità tra questa patologia e l’utilizzo di pesticidi. L’associazione italiana per l’agricoltura biologica (AIAB) ha così commentato la notizia: “Il riconoscimento ufficiale rappresenta una vittoria per questa mobilitazione e acquisisce un carattere importante sia a livello simbolico che concreto aprendo la possibilità a sostegni finanziari per l’incapacità di continuare a lavorare. Un percorso cui dar seguito in Italia - si legge nel sito AIAB - aggredendo radicalmente le problematiche legate a produzione, uso e residui dell’agrochimica. Un esempio da seguire, dunque e una strada, quella dei pesticidi, da abbandonare.”

Sull’argomento si è dibattuto lo scorso 25 maggio nel convegno “Parkinson – Agricoltura e Ambiente dalla parte dei soggetti a rischio”, tenutosi a Noicàttaro (Bari). “Nel nostro paese – si legge nel report di Noicàttaro sviluppo - è stato dimostrato il rapporto di causalità tra l’esposizione ad alcune sostanze utilizzate in agricoltura e la comparsa di sintomi quali abbassamento del numero di globuli bianchi nel sangue, dermatite allergica da contatto, tremori o vere e proprie malattie come il Parkinson e il linfoma non Hodgkin.” “Chi ha contratto una di queste malattie – spiegano gli esperti - deve dimostrare di essere stato esposto a queste sostanze e specificare la durata dell’esposizione. E’ possibile tuttavia avviare procedimenti privati per ottenere un riconoscimento per malattie non comprese nella tabella dell’INAIL, ma l’onere della dimostrazione spetta al paziente.”

Il morbo di Parkinson è la malattia neurologica degenerativa più diffusa dopo l’Alzheimer, in Italia ogni anno si contano 6 mila nuovi casi.

 

fonte Le Monde.fr

 

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26 marzo 2012 1 26 /03 /marzo /2012 17:10

imagesCA7D0BMJ.jpgNon è un quadro rassicurante quello emerso dal recente rapporto Ocse: ''Previsioni ambientali al 2050: le conseguenze dell'inazione''. Se le politiche governative non avvieranno un’inversione di marcia, l’inquinamento ambientale, nei prossimi quarant’anni, sarà la prima causa di morte a livello globale, con un incremento delle vittime annuali da 1 a 3,6 milioni. Nei prossimi quarant’anni il valore dell'economia mondiale crescerà di quattro volte, l’aumento della qualità della vita comporterà una maggiore domanda di energia, cibo e risorse naturali, questo, in assenza d’interventi mirati, significherà aumento dei livelli dell’inquinamento.

Un’Ansa del 16 marzo, relativa al rapporto Ocse, riporta numeri allarmanti: “il 2% della popolazione delle città del mondo vive con concentrazioni di Pm10 accettabili, sotto i 20 microgrammi per metro cubo, mentre il 70% ne deve subire più di 70, una cifra che è destinata a crescere nei prossimi anni.” “Un altro aspetto preoccupante – riporta l’agenzia - è quello dell'ozono nelle città, che raddoppierà le proprie vittime dalle 385 mila l'anno a più di 800 mila.” Molte di queste morti saranno concentrate in Asia, sottolinea il documento Ocse, ma anche i paesi occidentali saranno colpiti, soprattutto a causa del fatto che gli anziani, che saranno sempre più numerosi, sono più sensibili a questo gas.” “In aggiunta – conclude la nota - i livelli di ossidi di zolfo e azoto sono destinati, in assenza di interventi, ad aumentare rispettivamente del 90 e del 50%. Secondo il rapporto nello stesso lasso di tempo le emissioni di gas serra potrebbero aumentare del 50%, e il consumo dell'acqua del 40%, mentre un 10% della biodiversità andrà perduta.

Secondo il segretario generale dell'Ocse, Angel Gurria, ''rendere più verdi l'agricoltura, la fornitura di acqua ed energia, l'industria, saranno temi critici entro il 2050, per rispondere ai bisogni di oltre 9 miliardi di persone''. ''Abbiamo già assistito al collasso di alcune specie di pesci a causa dell'eccesso di pesca, – spiega Gurria - con impatti significativi sulle comunità locali, mentre serie carenze d'acqua sono una minaccia incombente per l'agricoltura.” “Queste enormi sfide – conclude il segretario Ocse - non si possono affrontare ciascuno per conto proprio, ma devono essere gestiti nel contesto di altre sfide globali, come il cibo, la sicurezza energetica e la diminuzione della povertà.''

 

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18 marzo 2012 7 18 /03 /marzo /2012 13:47

imagesCA3IYDWYIl pm torinese Raffele Guariniello ha avviato un’inchiesta che dovrà stabilire il nesso di causalità tra l’utilizzo del telefonino e l’insorgere di un tumore cerebrale. Il caso, arrivato all’Osservatorio sui tumori professionali della Procura di Torino, riguarda un torinese di 45 anni, autotrasportatore, affetto da glioblastoma, un tumore al cervello dalla prognosi infausta. Nessun nome al momento sul registro degli indagati, sotto accusa, invece, il cellulare che l’uomo utilizzava da 20 anni, per lavoro, circa sette ore al giorno. Telefonate della durata media di dieci minuti, effettuate senza l’ausilio di auricolare o viva voce.

In Italia, nel dicembre 2009, la Corte d’Appello di Brescia, con sentenza n. 514, riconosceva la malattia professionale per uso eccessivo del cellulare a un dirigente colpito da tumore al cervello e condannava l’Inail a corrispondere all'uomo una rendita pari all'80% di invalidità. Nelle motivazioni della sentenza si legge: “È documentato, per quanto la letteratura non porta a un giudizio esaustivo, il rischio aggiuntivo per i tumori cerebrali, e in particolare per il neurinoma, dopo dieci anni di esposizione a radiofrequenze emesse da telefoni portatili e cellulari”. Il dirigente aveva contratto una grave patologia cerebrale, in quanto, durante il lavoro, “aveva utilizzato il telefono cellulare e il cordless per una media di 5-6 ore al giorno e per un periodo di 12 anni”. Il 31 maggio 2011 è arrivato anche il verdetto del'Oms che ha stabiito l'esistenza del nesso di causalità tra l’uso del cellulare e l’insorgenza di tumori.

 

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5 dicembre 2011 1 05 /12 /dicembre /2011 19:16

imagesCANMS90M.jpgOgni anno in Europa si contano 310 mila decessi legati all’inquinamento, il 16% delle vittime si registra in Italia, dove lo smog uccide prematuramente oltre 4.000 persone al mese, 50.000 all’anno. L’aria peggiore si respira al nord, in Pianura Padana, qui l’inquinamento atmosferico toglie tre anni all’aspettativa di vita degli abitanti. In Europa il calo medio è di nove mesi, mentre la regione più a rischio risulta il Benelux. I dati, poco confortanti, emergono dal rapporto “Air quality in Europe”, pubblicato dall’Agenzia Europea dell’Ambiente di Copenaghen, il 9 novembre 2011. Il documento oltre a fornire un quadro generale e un’analisi sulla qualità dell’aria in Europa, evidenzia i danni provocati dagli agenti inquinanti e traccia una mappa delle zone europee più a rischio.

Lo studio sull'inquinamento atmosferico nei 38 paesi europei ha confermato che lo smog rappresenta il maggior rischio ambientale per la salute dell'uomo. Numerosi studi scientifici, si legge nel rapporto, hanno dimostrato un collegamento tra inquinamento e numerose patologie. Oltre ai danni all’apparato respiratorio e al sistema cardiovascolare, si registrano disfunzioni legate al sistema nervoso, all’apparato riproduttivo e un aumento dei casi di cancro. Mentre le concentrazioni di polveri con diametro maggiore, come gli ossidi di azoto e i metalli pesanti, sembrano registrare un calo, non sembra diminuire la percentuale delle polveri sottili e dell'ozono, le più nocive per la salute dell’uomo.

 

 

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28 novembre 2011 1 28 /11 /novembre /2011 19:18

elettrosmog.pngIl 31 maggio 2011 l’Oms ha stabilito che l’uso del cellulare è collegato all’insorgenza di tumori. Gli studi condotti per la verifica del nesso tra onde elettromagnetiche emesse dai telefonino e le neoplasie cerebrali sembrano influenzati dalla stessa variabile. Quando la ricerca è finanziata dall’industria della telefonia mobile, le radiazioni vengono assolte nel 70% dei casi, se lo studio è finanziato dai soldi pubblici il valore si abbassa al 33%. Le diverse conclusioni sono dovute ai parametri di volta in volta presi in considerazione, come gli anni di esposizione alle radiazioni o la quantità giornaliera. Se la ricerca, ad esempio, si limita a 5 anni di utilizzo, i rischi saranno inferiori rispetto a quelli che si otterrebbero considerando un uso  di oltre i 10 anni. Come quando si valutano i danni del fumo di sigaretta, e il parallelismo con l’industria del tabacco non si ferma ai rischi, ma si estende anche al conflitto d’interessi, che impedisce agli studi condotti dai privati di raggiungere un verdetto che provocherebbe un calo dei loro fatturati. Anche i governi si trovano tra due fuochi, da una parte l'elevato gettito fiscale legato alla telefonia mobile, in Italia pari a 45 miliardi, dall’altra la tutela della salute del cittadino.

Oltre la cortina fumogena del conflitto d’interessi, ci sono i dati e le misure oggettivi. Come la diversa regolamentazione tra le antenne fisse, che hanno una potenza di 6 volt per metro e i sistemi mobili, che producono molte più radiazioni, per cui non è stato posto nessun limite. Un cellulare, con una potenza tipica di 1 watt, crea un campo di circa 6 V/m a un metro di distanza e di 60 V/m a 10 cm. Solo il libretto delle istruzioni degli ultimi modelli sembra essersi aggiornato, l’apparecchio, si legge, va tenuto a 1,5 cm di distanza dal corpo. Peccato, dice il professore Fiorenzo Marinelli, ricercatore dell’istituto di genetica molecolare del CNR di Bologna, che non bastano 2 metri per allontanare il rischio delle onde elettromagnetiche.

Quanto sopra riportato è una sintesi di parte della puntata di Report del 27 novembre 2011, a cura di Milena Gabanelli. Nel dubbio sui rischi da telefonino, meglio seguire i consigli  elencati dalla giornalista al termine della puntata: utilizzare l’auricolare perché riduce del 90% i rischi, tenere il telefono lontano dal corpo quando non lo si usa, considerare che il treno è una gabbia di elettromagnetismo, in macchina abbassare un po’ il finestrino, per i ragazzini che lo utilizzano  per ascoltare la musica togliere la rete, mai tenerlo sotto il cuscino, quando possibile utilizzare il fisso, il cordless emette radiazioni come il cellulare. “Sarebbe poi un gesto di grande responsabilità, conclude la giornalista di Report, se le star alla fine o durante lo spot pubblicitario, fornissero le stesse avvertenze”.

 

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10 novembre 2011 4 10 /11 /novembre /2011 17:17

imagesIn Italia i luoghi inquinati da amianto, raffinerie e rifiuti industriali registrano un 15% di aumento del tasso di mortalità rispetto alla media, in totale si contano circa 1.200 decessi in più all’anno. Il dato è emerso da “Sentieri” (Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento), presentato l'8 novembre al 35° congresso annuale dell'Associazione italiana di epidemiologia. Il progetto, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, ha monitorato importanti zone industriali, tra cui Broni, Casale Monferrato, Bari-Fibronit, Biancavilla, Porto Torres e Gela. Tra il ‘95 e il 2002 sono state esaminate 63 cause di morte tra i residenti nei 44 dei 57 luoghi compresi nel "Programma nazionale di bonifica".

"In tutti i siti, escluso Emarese, si sono osservati incrementi della mortalità per tumore maligno della pleura - riporta la sintesi dello studio, - nell’insieme dei dodici siti contaminati da amianto sono stati osservati un totale di 416 casi di tumore maligno della pleura in eccesso rispetto alle attese”. “Nei poli petrolchimici si sono osservati eccessi di morte per tumore polmonare e per malattie respiratorie non tumorali, spiega Pietro Comba, uno degli autori, direttore del Reparto di Epidemiologia Ambientale dell'Istituto Superiore di Sanità - sono stati, inoltre, individuati incrementi localizzati di mortalità per malformazioni congenite, malattie renali, malattie neurologiche e oncologiche riconducibili, sempre con criteri probabilistici, alle specifiche emissioni considerate - prosegue Comba, - altri dati significativi riguardano l'incremento di mortalità per linfomi non Hodgkin nei siti contaminati da PCB, mentre nei siti contaminati da piombo, mercurio e solventi organoclorurati è stato osservato un aumento delle malattie neurologiche”.

Lo studio, svolto nell'ambito del Programma nazionale strategico "Ambiente e Salute", promosso dal ministero della Salute, ha ottenuto, per la sua innovatività e rilevanza scientifica, un riconoscimento a livello internazionale. L’approccio metodologico urtilizzato nella ricerca sarà, infatti, applicato dall’Oms a livello europeo. Per la prima volta, spiega Loredana Musmeci, responsabile Dipartimento ambiente e connessa prevenzione primaria, si è ottenuta “una conoscenza sistematica, a livello nazionale, della mortalità connessa alle esposizioni ambientali nei siti inquinati italiani”. Hanno collaborato alla ricerca l'Università La Sapienza di Roma, il Centro europeo ambiente e salute Oms, il Dipartimento di epidemiologia del servizio sanitario regionale del Lazio e dell'Istituto di fisiologia clinica del Cnr.

 

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