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  • : informazioni, news e curiosità legate al tema salute, intesa come benessere fisico e psicologico, perché ogni persona è il risultato dell'equilibrio tra psiche e soma
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Testo Libero

11 maggio 2012 5 11 /05 /maggio /2012 13:57

kkkIeri l’agenzia di stampa Adnkronos dava notizia del buon esito di un’azione della Guardia di Finanza di Salerno che, dopo tre anni di indagini, ha sventato un'organizzazione criminale finalizzata alla illecita distribuzione di sostanze stupefacenti contenute in preparati galenico magistrali ad effetto anoressizzante (fendimetrazina e clorazepato).

Oltre alla descrizione dettagliata del fatto di cronaca nella nota si legge: “La fendimetrazina è prescrivibile da parte di medici specialisti e per un massimo di tre mesi consecutivamente solo in pazienti obesi con Bmi, cioe' indice di massa corporea, all'inizio del trattamento uguale o superiore a 30 Kg/m2, al quale e' necessario allegare un piano terapeutico, come da apposito decreto del Ministero della Salute. La fendimetrazina poteva essere efficace nel determinare calo ponderale, ma andava impiegata solo da medici esperti e solo dopo avere bene valutato le condizioni psichiche e cardiocircolatorie del paziente.”

Quanto riportato non corrisponde al vero, in quanto, con decreto del ministero della salute 2 agosto 2011, la fendimetrazina è stata tolta dal commercio. Il divieto è stato inoltre ribadito a febbraio 2012 dal ministro della salute Balduzzi che, nel rispondere a un’interrogazione in commissione Affari Sociali, ha ricordato come il decreto ministeriale 2 agosto 2011, tra le altre cose, vietava la fabbricazione, l'importazione e il commercio dell’Amfepramone, Fendimetrazina, Fentermina e Mazindolo.

 

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20 aprile 2012 5 20 /04 /aprile /2012 12:18
imagesCAI8227R.jpgE’ stato scritto tanto sui danni provocati dall’utilizzo di cocaina, ma le immagini delle lesioni facciali presentate in questo video mostrano, meglio di tante parole, la gravità degli effetti derivanti dall'uso della sostanza. Una telecamera endoscopica ha permesso di entrare all’interno della fossa nasale e della cavità orale di pazienti cocainomani. Le lesioni riscontrate vanno da piccole perforazione del setto nasale a perforazioni maggiori associata a rinite crostosa. In alcuni casi la distruzione ha provocato il crollo del dorso nasale, la struttura ossea del naso non esiste più e la pelle è completamente priva di sostegno. La cocaina provoca danni anche alla punta nasale, l’immagine del video mostra l’evoluzione di un’ulcera in grado di erodere completamente la cartilagine che divide le due narici. C'è, poi, il caso di un paziente in cui la distruzione della punta nasale è tale che al momento della prima visita i medici avevanoo ipotizzato un tumore. La sostanza può provocare anche la perforazione del palato, si va da piccole perforazioni a lesioni di dimensioni più importanti, fino ad arrivare all’immagine di un paziente con osso palatale eroso ed esposto.

La cocaina, spiega il dott. Trimarchi, bloccando il trasporto del muco nel naso produce secchezza e formazione di croste. Tutti i cocainomani hanno il naso che presenta croste maleodoranti e frequenti infezioni associate a riniti e sinusiti. E’ un circolo vizioso, un soggetto inizia a sniffare cocaina, dopo circa 10/20 minuti la mucosa è alterata dalla vasocostrizione, dal danno dei cristalli della cocaina ed è anestetizzata, dopo circa un’ora è attiva l’apoptosi un meccanismo di “morte cellulare programmata”, che in condizioni normali garantisce il ricambio delle cellule all’interno dell’organismo, in condizioni alterate, però, vengono interessate da questo meccanismo anche le cellule sane, di conseguenza il processo di guarigione delle ferite del naso si blocca, contemporaneamente l’effetto della cocaina svanisce e il paziente ricomincia una nuova assunzione. Nel momento in cui smette l’assunzione si innesca un meccanismo di vasodilatazione massiva, con frequente fuoriuscita di sangue che si mescola con il muco bloccato nelle fosse nasali, questo causerà la formazione di voluminose croste, il soggetto inizierà quindi a non respirare dal naso e a cercare di rimuovere le croste anche con oggetti taglienti, essendo il naso anestetizzato, si causano, così, nuove lesioni che, in una ambiente di cellule attivate per la morte programmata, l’organismo non è in grado di riparare.

La terapia, spiega il medico, è principalmente nelle mani del paziente che deve sospendere l’utilizzo della droga, il medico interviene curando l’infezione, favorendo la rimozione delle croste e lubrificando la mucosa nasale. Molto raramente si può ricorrere alla chirurgia ricostruttiva, con eventuale impianto di protesi, perché i tessuti di questi pazienti non cicatrizzano a causa di una alterata vascolarizzazione e un processo apoptotico di morte cellulare in fase avanzata. L’intervento ricostruttivo si può programmare solo dopo un anno dall’interruzione di assunzione della sostanza.

 

 

 

Il VIDEO sui danni provocati al volto dalla cocaina è stato promosso dal Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Ministero Della Salute e dalla Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale. La realizzazione è stata curata dal Dott. Matteo Trimarchi, dell'Unità Operativa di Otorinolaringoiatria dell'IRCCS San Raffaele di Milano.

 

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8 marzo 2012 4 08 /03 /marzo /2012 01:37

imagesCAV9E18F.jpgIl gioco d’azzardo patologico (GAP) sarà presto considerato una malattia dal Sistema Sanitario Nazionale italiano. Lo ha dichiarato il ministro della salute, Renato Balduzzi, durante un’ intervista al quotidiano Avvenire. La ludopatia, ha spiegato il ministro, sarà oggetto di prevenzione e assistenza, verranno anche rafforzati i servizi nelle Asl. Inoltre, nel rispetto della persona e tutela dei minori, saranno regolamentati anche gli spot. Meglio tardi che mai, vien da pensare, se si considera che, oltre trent’anni fa, l’American Psychiatric Association (APA) introduceva il concetto di dipendenza da gioco d’azzardo nella edizione del 1980 del DSM III (Diagnostic and Statistical Mental Disorders). La ludopatia veniva inquadrata come disturbo psichiatrico all’interno della sezione che comprende i “Disturbi del controllo degli impulsi”.

Nel nostro paese i numeri legati al gioco d’azzardo sono preoccupanti. Nel 2011 gli Italiani si sono giocati oltre 75 miliardi di euro, le persone affette da ludopatia sono circa 800mila, mentre i giocatori a rischio raggiungono i 2 milioni. Il fatturato legato all’industria del gioco d’azzardo supera quello della Fiat, è terzo dopo quello di Eni ed Enel. Un business che negli ultimi anni è cresciuto del 200 per cento e su cui la criminalità organizzata sembra aver messo le mani. Il fenomeno si sta trasformando in emergenza sociale, come raccontato il 15 febbraio scorso nel programma “Gli intoccabili”, condotto su La7 da Gian Luigi Nuzzi. Giuseppe Pisanu, presidente della Commissione parlamentare Antimafia, nel corso della puntata ha dichiarato: “Le mafie sono entrate sia nella gestione del gioco illegale che di quello legale”. Si parla di quasi 80 miliardi l’anno di giocate lecite, mentre 150 quelle (stimate) illecite. Dal programma di Nuzzi è emerso che lo Stato avrebbe rilasciato la concessione a soggetti di cui non conosceva perfettamente la proprietà, inoltre, tramite alcuni documenti pubblici è stato documentato il finanziamento delle concessionarie dei giochi d’azzardo alla politica. Dal quadro emerso appare evidente la contrapposizione tra l'interesse economico dello Stato di fare cassa, da un lato, e l'esigenza di tutelare i cittadini dal gioco d’azzardo patologico, dall'altro. Come spesso accade il conflitto d’interessi rischia di impedire che tanti buoni propositi diventino azioni.

 

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27 febbraio 2012 1 27 /02 /febbraio /2012 16:43

LUDOPATIA.jpgUno studio recente, condotto dalle Università di Kyoto, Chiba e Tokyo, pubblicato in Molecular Psychiatry, ha dimostrato come i livelli di noradrenalina, in determinate zone del nostro cervello, influenzino le emozioni provate nel gioco d’azzardo. I ricercatori hanno scoperto che la reazione emotiva legata alla perdita di denaro è molto più intensa rispetto a quella provocata da una vincita, l’intensità dell’emozione, inoltre, varierebbe da individuo a individuo.

Lo studio è stato condotto su 19 volontari di sesso maschile, sottoposti a tomografia cerebrale ad emissione di positroni (PET). Hidehiko Takahashi e i colleghi ricercatori hanno trovato una correlazione fra i trasportatori di noradrenalina ai neuroni talamici e l’avversione alla perdita di denaro, in sintesi alcuni soggetti mostravano emotività o eccitazione maggiore in risposta a una perdite di denaro, rispetto a quella provocata da una vincita.

In passato la risonanza magnetica funzionale aveva evidenziato che le zone cerebrali coinvolte nella ludopatia corrispondevano alla corteccia prefrontale (PFC), lo striato e l'amigdala, lo studio di Takahashi e colleghi individua, invece, per la prima volta i sistemi neurotrasmettitoriali coinvolti. La scoperta, oltre ad essere un punto di partenza per chiarire i meccanismi che sono alla base delle ludopatie, può aprire la via alla sperimentazione di nuove terapie farmacologiche per disordini neuropsichiatrici come il gioco d’azzardo patologico e il disturbo da deficit dell’attenzione (ADHD).

 

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15 gennaio 2012 7 15 /01 /gennaio /2012 10:09

imagesCABJ52UV.jpgIl collegamento tra consumo di alcol e rilascio di endorfine, finora solo ipotizzato, è diventato certezza grazie allo studio dei ricercatori della Ernest Gallo Clinic and Research Center at the University of California, San Francisco. La ricerca, pubblicata sulla rivista Science Translational Medicine, ha dimostrato per la prima volta il rilascio di oppioidi endogeni nel nucleo accumbens e nella corteccia orbitofrontale di soggetti che avevano assunto alcol. Le endorfine sono sostanze chimiche prodotte dal cervello con una forte attività analgesica ed eccitante, la loro azione è simile alla morfina e ad altre sostanze oppiacee. Jennifer Mitchell, professore aggiunto di Neurologia all'Università californiana, che ha guidato la ricerca, ha dichiarato: “La scoperta è qualcosa che abbiamo ipotizzato per circa 30 anni, sulla base di studi animali, ma non lo avevamo osservato nell'uomo finora. Abbiamo fornito la prima prova diretta di come l'alcol faccia sentire bene le persone".  Aver individuato con precisione le aree cerebrali che subiscono modifiche in seguito all’assunzione di alcol apre la strada allo sviluppo di farmaci, come il naltrexone, per il trattamento della dipendenza da alcol.

Lo studio è stato condotto su 25 soggetti, 13 forti bevitori, 12 con avversione verso la sostanza. Tramite la tomografia a emissione di positroni (PET) i ricercatori hanno osservato il rilascio di endorfine come effetto immediato dell’alcol sul cervello. In tutti i partecipanti allo studio una elevata concentrazione di oppioidi endogeni nel nucleo accumbens provocava una elevata sensazione di piacere. Solo i forti bevitori, invece, avvertivano sensazioni piacevoli quando le endorfine si concentravano sulla corteccia orbitofrontale. "Ciò indica che il cervello dei bevitori viene modificato in un modo che li rende più inclini a trovare l'alcol piacevole, - spiegano gli esperti - proprio quella maggiore sensazione di ricompensa potrebbe causare il bere eccessivo di queste persone".

 

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18 dicembre 2011 7 18 /12 /dicembre /2011 15:12

imagesCAFHNTR4.jpgAssumere MDMA (ecstasy) altera in maniera irreversibile la densità dei recettori serotoninergici. La sospensione dell’uso della sostanza non inciderebbe, invece, sulla concentrazione dei recettori stessi. E' questo il risultato di uno studio, sugli effetti legati all'assunzione di ecstasy, condotto da un team di scienziati della Vanderbilt University (Usa), pubblicato sulla rivista Archives of General Psychiatry.

I ricercatori americani hanno esaminato un gruppo di 24 donne, tra queste 14 assumevano MDMA, 10, invece, non ne facevano uso. La tomografia a emissione di positroni (PET), del cervello di chi assumeva ecstasy, ha evidenziato un aumento dei recettori della serotonina in diverse zone ceebrali. L’alterazione dei livelli del neurotrasmettitore rimaneva invariata anche dopo un periodo di astinenza. La serotonina è collegata a numerosi processi biologici e neurologici tra cui aggressività, ansia, appetito, apprendimento, memoria, umore, sonno e termoregolazione. Considerando la diffusione della sostanza tra i giovani e la tossicità cronica appena scoperta, si teme che il fenomeno ecstasy possa avere ripercussioni sulla salute pubblica più gravi di quelle finora preventivate.

 

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22 novembre 2011 2 22 /11 /novembre /2011 18:40

imagesCA60V9P1.jpgIn un mondo sempre più online è impossibile non collegarsi ad internet. Si controlla la posta, ci si aggiorna sulle news, si interagisce sui social network, si gioca, si chatta, l’elenco è infinito e il tempo passato sul web sembra volare. Le troppe ore davanti al pc non sono però sinonimo di “internet addiction”. Siamo in presenza di questa vera e propria dipendenza comportamentale solo quando si manifestano i seguenti sintomi: astinenza, assuefazione emotiva, sbalzi d’umore e conflitti sociali. Il mensile di ottobre della società italiana di pediatria (SIP) affronta l'argomento nell’intervista a Mark D. Griffiths, uno dei massimi esperti mondiali sugli effetti psicofisici della dipendenza da gioco d’azzardo, internet addiction e videogame addiction. Griffiths, direttore della International Gaming Research Unit presso la School of Social Sciences della Nottingham Trent University, esorta a non confondere un utilizzo eccessivo di internet con la dipendenza vera e propria. La differenza è qualitativa, in entrambi i casi, infatti, il soggetto passa molte tempo sul web,  ma c'è  dipendenza solo quando la vita della persona anziché arricchirsi di qualcosa ne viene privata. “Giocare on line per una quantità di tempo eccessiva, persino 14 ore al giorno, non significa essere dipendenti, – spiega Griffiths - quello che va verificato è quanto l’eccesso di gaming online impatti su altre aree dell’esistenza. Un’attività, per quanto eccessiva, non può essere definita un’addiction se ha poche conseguenze negative o non ne ha affatto". 

Sulla stessa linea di Griffiths, anche la Canadian Medical Association, che definisce "il disturbo da Internet Addiction reale quanto l’alcolismo e come le altre patologie da dipendenza, in grado di provocare, problemi sociali, desiderio incontrollabile, sintomi astinenziali, isolamento sociale, problemi coniugali e prestazionali, difficoltà economiche e lavorative”. L’associazione canadese individua come soggetti a rischio le persone di età compresa fra i 15 e i 40 anni, con difficoltà comunicative derivanti da una qualche forma di emarginazione. Altri fattori che predispongono alla dipendenza sarebbero l’isolamento geografico, l’elevato grado d’informatizzazione negli ambienti lavorativi, i lavori notturni e isolati. In Europa si calcola che il 30% dei ragazzi tra gli 11 e i 16 anni (18% in Italia) abbia vissuto un’esperienza legata ad un abuso della connessione alla rete, come trascurare amici o scuola, perdere ore di sonno, o dissociarsi parzialmente dalla realtà.

 

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24 ottobre 2011 1 24 /10 /ottobre /2011 17:45

fumoOgni anno la nicotina uccide 5.4 milioni di persone, più morti di quanti ne faccia alcol, aids, droghe, incidenti stradali, omicidi e suicidi messi insieme. Nel mondo si contano 650 milioni di tabagisti. Per chi vuole smettere di fumare il mercato offre aiuti di vario genere, dalla sigaretta elettronica ai cerotti che rilasciano nicotina, fino ai veri e propri farmaci anti-fumo. Un recente studio ha riportato in auge un principio attivo conosciuto negli anni '60: la citisina, efficace e a basso costo. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine.

Un team di scienziati inglesi e polacchi, guidato da Robert West, ha condotto uno studio su 740 fumatori adulti. Per 25 giorni metà dei volontari ha assunto citisina, gli altri 370 un placebo. I risultati sono stati sorprendenti, l’8,4% del gruppo  che aveva assunto citisina (31 partecipanti), è riuscito a non fumare per un anno dalla fine del trattamento. Nel gruppo che aveva assunto il placebo, solo il 2,4% (pari a 9 volontari) ha ottenuto lo stesso risultato. I ricercatori hanno sottolineato che la percentuale di successo è pari a quella che si sarebbe ottenuta utilizzando cerotti alla nicotina o farmaci anti-fumo.

La citisina si ricava dai semi del Laburnum anagyroides, comunemente detto maggiociondolo, appartenente alla famiglia delle Fabaceae. E' la sostanza più affine alla nicotina conosciuta in natura, agisce andando ad occupare i recettori nicotinici del sistema nervoso centrale, annullando, così, l'effetto piacevole della sigaretta. Fu commercializzata per la prima volta in Bulgaria nel 1964, poi non se ne è più sentito parlare. Non essendo più coperta da brevetto potrebbe essere utilizzata per produrre un farmaco a costo zero. Un mese di pillole citisina, venduto in Europa centrale e orientale con il marchio Tabex, costa circa 15 dollari in Polonia e 6 dollari in Russia. Pillole e cerotti alla nicotina per smettere di fumare costano mediamente più di 100 dollari a trattamento. Il Tabex, reperibile on line, è un farmaco non approvato negli Stati Uniti, in Giappone e in Europa occidentale.

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