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  • : informazioni, news e curiosità legate al tema salute, intesa come benessere fisico e psicologico, perché ogni persona è il risultato dell'equilibrio tra psiche e soma
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Testo Libero

26 ottobre 2011 3 26 /10 /ottobre /2011 16:31

prozacE’ una sentenza destinata a far discutere quella emessa dal giudice Robert Heinrichs nei confronti di un giovane accusato di aver ucciso l’amico con una coltellata al ventre. Il 16enne, secondo il giudice, avrebbe commesso il delitto in uno stato di alterazione causato dal Prozac. La sua condotta omicida sarebbe riconducibile a una sindrome provocata dal farmaco, simile a quella scatenata da sostanze stimolanti (comportamento maniacale, suicida e violento). Il processo si è svolto davanti alla Corte provinciale minorile di Winnipeg, capoluogo di Manitoba, provincia occidentale del Canada. La sentenza, che accoglie la perizia dello psichiatra Peter Breggin, recita: “La sua normalità di base conferma ulteriormente che egli non rappresenta più un pericolo di violenza per la società, e che il suo peggioramento mentale, con la violenza che ne è seguita, non avrebbe avuto luogo senza il Prozac." “L’imputato - conclude Heinrichs- non ha alcuna delle caratteristiche del violento e le prospettive di riabilitazione sono buone”.

Il giovane assumeva Prozac a dosaggio elevato da tre mesi. Il farmaco, prodotto dalla casa farmaceutica statunitense Eli Lilly, rientra nel gruppo degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI). E’ da tempo sotto accusa per i possibili effetti collaterali sul sistema nervoso centrale. Nel foglietto illustrativo tra gli effetti indesiderati si legge: comportamento incontrollato non abituale, pensieri suicidari o autolesionistici, allucinazioni, stato confusionale. Nei bambini e adolescenti di età compresa tra gli 8 e i 18 anni il rischio di tentativo di suicidio, pensieri suicidari e atteggiamento ostile, soprattutto comportamento aggressivo, oppositivo e ira, aumenterebbe. La sentenza, prima nel suo genere per la giustizia ufficiale del Canada, assume un rilievo particolare in considerazione del sistema giuridico nordamericano. Nel diritto anglosassone, infatti, le sentenze creano un “precedente”, più o meno vincolante, per i giudici che affronteranno casi analoghi. 

 

 

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Published by cristina reggini - in Farmaci
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24 ottobre 2011 1 24 /10 /ottobre /2011 17:45

fumoOgni anno la nicotina uccide 5.4 milioni di persone, più morti di quanti ne faccia alcol, aids, droghe, incidenti stradali, omicidi e suicidi messi insieme. Nel mondo si contano 650 milioni di tabagisti. Per chi vuole smettere di fumare il mercato offre aiuti di vario genere, dalla sigaretta elettronica ai cerotti che rilasciano nicotina, fino ai veri e propri farmaci anti-fumo. Un recente studio ha riportato in auge un principio attivo conosciuto negli anni '60: la citisina, efficace e a basso costo. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine.

Un team di scienziati inglesi e polacchi, guidato da Robert West, ha condotto uno studio su 740 fumatori adulti. Per 25 giorni metà dei volontari ha assunto citisina, gli altri 370 un placebo. I risultati sono stati sorprendenti, l’8,4% del gruppo  che aveva assunto citisina (31 partecipanti), è riuscito a non fumare per un anno dalla fine del trattamento. Nel gruppo che aveva assunto il placebo, solo il 2,4% (pari a 9 volontari) ha ottenuto lo stesso risultato. I ricercatori hanno sottolineato che la percentuale di successo è pari a quella che si sarebbe ottenuta utilizzando cerotti alla nicotina o farmaci anti-fumo.

La citisina si ricava dai semi del Laburnum anagyroides, comunemente detto maggiociondolo, appartenente alla famiglia delle Fabaceae. E' la sostanza più affine alla nicotina conosciuta in natura, agisce andando ad occupare i recettori nicotinici del sistema nervoso centrale, annullando, così, l'effetto piacevole della sigaretta. Fu commercializzata per la prima volta in Bulgaria nel 1964, poi non se ne è più sentito parlare. Non essendo più coperta da brevetto potrebbe essere utilizzata per produrre un farmaco a costo zero. Un mese di pillole citisina, venduto in Europa centrale e orientale con il marchio Tabex, costa circa 15 dollari in Polonia e 6 dollari in Russia. Pillole e cerotti alla nicotina per smettere di fumare costano mediamente più di 100 dollari a trattamento. Il Tabex, reperibile on line, è un farmaco non approvato negli Stati Uniti, in Giappone e in Europa occidentale.

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Published by cristina reggini - in Dipendenze
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2 settembre 2011 5 02 /09 /settembre /2011 18:05

Non sempre la magrezza estrema è frutto di diete ferree e sedute in palestra, uno studio ha scoperto che un'alterazione cromosomica è collegata al nostro senso di sazietà, quindi al nostro peso.

La persone molto magre spesso ci fanno pensare a diete sconsiderate e snervanti sedute in palestra, non è sempre così. Una ricerca per la prima volta è riuscita a collegare la magrezza estrema a un gene. La scoperta arriva da uno studio anglo-elvetico, pubblicato sulla rivista Nature, che ha visto la collaborazione dell’Imperial College di Londra con l’Università di Losanna. I due team di ricercatori dopo aver esaminato il DNA di 95.000 persone sono giunti alla conclusione che un’alterazione del segmento del cromosoma 16 sarebbe alla base del meccanismo di regolazione del senso di sazietà, quindi del nostro essere magri o grassi. Questa anomalia cromosomica colpisce una persona su duemila e ha un’influenza diversa sui due sessi: per l'uomo la probabilità di essere molto magri (avere un indice di massa corporeo inferiore a 18,5) aumenta di 23 volte, per la donna di 5.

Lo studio non ha chiarito nel dettaglio come i 28 geni allocati sul segmento alterato del cromosoma 16 siano in grado di controllare l'appetito, tuttavia, a supporto della nuova teoria, ci sarebbe una precedente ricerca degli stessi studiosi in cui si dimostrava che l'eliminazione del segmento alterato del cromosoma aumentava di 43 volte la predisposizione all'obesità. Questa anomalia genetica nei bambini può essere causa di un rallentamento nella crescita definito “ritardo di crescita staturo-ponderale”. Inoltre, un 25% di loro può essere affetto da microcefalia, una malformazione neurologica nella quale la circonferenza del cranio è più piccola della media.

Laboratório de Biotecnologia e Qualidade de frutas em Jundiaí - IAC Up
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Published by Cristina Reggini - in Dieta
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1 settembre 2011 4 01 /09 /settembre /2011 20:38

Nei bambini americani la sindrome da deficit dell'attenzione e iperattività (ADHD) è aumentata del 30%. Nonostante le cure il 65% dei bambini "difficili" diventerà un adulto con problemi a relazionarsi nella società. In Italia la somministrazione di psicofarmaci nei giovani pazienti ha sollevato molte critiche e anche la natura del disturbo è fonte di dibattito.

Negli Stati Uniti il deficit di attenzione e iperattività (ADHD) ogni anno colpisce un numero sempre maggiore di bambini. Dall’istituto superiore della sanità degli Stati Uniti (Centers for Disease Control and Prevention) arriva un dato allarmante: nei soggetti di età compresa tra i 5 e i 17 anni, i casi di ADHD sono aumentati del 30%. Questo incremento potrebbe derivare dal maggior numero di diagnosi formulate dai medici, più informati sull'ADHA rispetto al passato, potrebbe anche trattarsi, però, di un aumento legato a situazioni familiari di degrado in cui molti bambini crescono. Il fenomeno avrà ripercussioni anche in futuro se si considera che il 65% dei giovani pazienti diventerà un adulto con problemi sociali, occupazionali e neuropsicologici.

Per formulare una diagnosi di ADHD il bambino deve presentare una serie di "sintomi", come la facilità a distrarsi, il non prestare attenzione all'interlocutore, dimenticare le cose e non riuscire a concentrarsi sui dettagli. Questi bambini spesso si annoiano dopo aver iniziato un gioco e passano senza sosta da un’attività all’altra. L’iperattività si manifesta con l’incapacità di stare fermo sulla sedia e la tendenza a parlare ininterrottamente. I bambini, inoltre, diventano impazienti e scalpitano mentre aspettano il proprio turno per giocare e spesso agiscono impulsivamente ignorando le conseguenze delle loro azioni.

Il trattamento della sindrome da deficit dell'attenzione prevede la somministrazione di psicofarmaci. In Italia l’uso di questa categoria di farmaci nei pazienti in età pediatrica ha sollevato molti dubbi e perplessità. Anche la natura del DHDA è dibattuta, c'è chi lo ritiene un disturbo privo di basi fisiologiche e di una chiara sintomatologia, qualcuno è arrivato a ipotizzare che il DHDA sia una malattia inventata per vendere i farmaci, un caso di disease-mogering. In sintesi, il disturbo teorizzato all’inizio del ‘900, sarebbe tornato in auge negli anni '80 solo per incrementare le vendite delle case farmaceutiche.

Happy little boy
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Published by Cristina Reggini - in Bambini
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29 agosto 2011 1 29 /08 /agosto /2011 11:48

Nel rapporto di coppia la donna usa il dialogo per affrontare e risolvere i problemi quotidiani, l'uomo, invece, spesso lo considera inutile e lo evita. Uno studio americano ha scoperto perché maschi e femmine hanno una diversa propensione al confronto verbale.

Le donne che da tempo se ne erano fatte una ragione, dopo questo studio dovranno proprio rassegnarsi. L’uomo non è incline al dialogo, non perché sia pigro o lo consideri poco virile, non accetta il confronto semplicemente perché lo ritiene inutile. Lo studio che assolve la reticenza maschile al confronto verbale arriva dalla Università del Missouri - Columbia, Stati Uniti, ed è pubblicato sulla rivista Child Development. La ricerca è stata condotta da un team di psicologi che per tre anni ha esaminato un gruppo di duemila bambini e adolescenti di entrambi i sessi. Al termine del periodo di test gli psicologi sono arrivati alla conclusione che, mentre per le femmine il dialogo è importante perché le fa sentire capite e amate, per i maschi la discussione su eventuali problemi è avvertito come una perdita di tempo, una fonte di disagio che li fa sentire “strani”.

Amanda Rose, coautrice della ricerca, spiega che i risultati dello studio tolgono validità alla teoria, in voga per anni, che considera gli uomini poco propensi al dialogo per motivi legati all'imbarazzo o alla paura di sembrare deboli. “Le risposte che abbiamo ottenuto dai ragazzi – dichiara Amanda Rose - suggeriscono, piuttosto, che non credono che parlare dei problemi sia particolarmente utile”.

Alla luce di questa scoperta i genitori, nel confronto quotidiano con i figli, potranno adottare due approcci diversi: alle femmine spiegheranno che il dialogo non è l’unico modo per affrontare i problemi, ai maschi, invece, insegneranno che confrontarsi sulle difficoltà può aiutare a superarle e non è mai una perdita di tempo.

Rome visit, June 2008 - 57Chissà perché
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Published by Cristina Reggini - in Psicologia
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25 agosto 2011 4 25 /08 /agosto /2011 23:28

stress_lavoro_ufficio.jpgLo stress è collegato allo sviluppo di tumori e altre malattie. Un recente studio ha scoperto il meccanismo biochimico attraverso il quale lo stress provoca danni al nostro Dna.

 

Che lo stress provochi danni al nostro organismo è noto da tempo, quello che non si sapeva era come lo stress riuscisse a modificare la struttura cromosomica del Dna. Un passo avanti in questa direzione arriva da uno studio condotto da Robert J. Lefkowitz e la sua equipe, alla Duke University Medical Center di Durham in North Carolina (Usa), pubblicato sulla rivista Nature. I biologi guidati da Lefkowitz hanno somministrato per quattro settimane a topi da laboratorio una sostanza simile all’adrenalina, simulando una reazione da stress cronico. Questa molecola legandosi a specifici recettori cellulari ha creato un composto in grado di ridurre i livelli della proteina p53 che, oltre a regolare il ciclo cellulare, ha una funzione di soppressore tumorale fondamentale per l’organismo.

In sintesi la sostanza somministrata alle cavie, per simulare lo stato di stress, legandosi con i recettori beta adrenergici, situati sulle membrane cellulari, ha provocato due reazioni biochimiche. La prima avviene con i recettori beta adrenergici, la secondo chiama in causa le proteine beta-arrestine. Le due reazioni hanno provocato un abbassamento dei livelli della proteina p53 e un conseguente danneggiamento del Dna.

Il team guidato da Lefkowitz precisa che quello da loro condotto è il primo studio in grado di “rilevare il meccanismo specifico con cui è possibile stabilire lo stress cronico o un eccesso di adrenalina elevata, come possibili cause dei danni rilevanti al Dna". "Questi risultati - dichiara Lefkowitz - potrebbero darci una spiegazione plausibile di come lo stress cronico può portare a una varietà di condizioni umane e di disturbi, che vanno da quelli puramente estetici, come i capelli brizzolati, a patologie ben più gravi, come i tumori maligni". Oltre a causare l’insorgenza di neoplasie lo stress cronico provoca invecchiamento precoce, malattie neuropsichiatriche e nelle donne in gravidanza aumenta il rischio di aborti spontanei. Ci si augura che gli studi vadano avanti in questa direzione e presto si scopra un antidoto in grado di renderci immuni allo stress e ai danni che provoca alla nostra salute.

 

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Published by Cristina Reggini - in Malattie
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