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Testo Libero

8 febbraio 2012 3 08 /02 /febbraio /2012 16:28

imagesCAUULH0EGli amanti dei dolci possono stare tranquilli, l’allarme zucchero lanciato da alcuni nutrizionisti americani non è condiviso da Federalimentare. La Federazione Italiana dell'Industria Alimentare ritiene irresponsabile affermare che lo zucchero sia nocivo, al pari di alcol e tabacco, come riportato nell'articolo "The toxic truth about sugar", pubblicato recentemente sulla rivista Nature. Critico nei confronti dello studio americano anche Andrea Poli, Direttore Scientifico di Nutrition Foundation of Italy (NFY). “L’articolo di Nature – spiega Poli - non presenta alcuna ricerca o studio originale, ma ripropone semplicemente il punto di vista dell’autore sulla tossicità del fruttosio, che assieme al glucosio è uno dei due costituenti dello zucchero da cucina (saccarosio). Si tratta di una visione non condivisa da larga parte della comunità scientifica e delle organizzazioni nazionali ed internazionali, che dappertutto promuovono il consumo di frutta, la principale fonte naturale di fruttosio." L'importanza del consumo di frutta e del modello di dieta mediterranea è stato ribadito a livello internazionale dall’articolo “Mediterranean diet pyramid today. Science and cultural updates” pubblicato su Public Health Nutrition del dicembre 2011.

Contro la demonizzazione del consumo dello zucchero anche Giuseppe Fatati, Presidente di Fondazione ADI (Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica) che, in particolare, ritiene controverso l’effetto del fruttosio sulla pressione arteriosa, citato dall’autore dell’articolo, in quanto supportato da studi che prevedono la sommistrazione o il consumo di quantitativi irrazionalmente elevati di fruttosioIl comunicato stampa di Federalimentare conclude sottolineando l’importanza di informare il consumatore sui temi di una corretta alimentazione e di uno stile di vita sano, "obiettivo che può essere conseguito solo attraverso l’educazione alimentare, alla quale la Federazione lavora da anni in sinergia con i Ministeri della Salute e dell’Istruzione, Università e Ricerca Scientifica."

 

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6 febbraio 2012 1 06 /02 /febbraio /2012 16:07

images-copia-6.jpgL'Associazione dei Chirurghi Plastici dell’Italia Centrale (ACPIC) ha pubblicato sul proprio sito online un articolo che descrive nel dettaglio la vicenda legata alle protesi prodotte dalla Poly Implant Prothese, a base di silicone industriale . La verità sulle protesi PIP”, dopo una prima parte in cui elenca le diverse tipologie di protesi mammarie e dei parametri che incidono sul rapporto costo/qualità, riassume in sette punti “la realtà dei fatti”. Riporto testualmente la seconda parte dello scritto:

 

1. Le protesi mammarie non sono eterne, di qualunque casa esse siano. Esistono pubblicazioni scientifiche attendibilissime che informano sul fatto che a dieci anni dall’intervento dal 26% al 50% delle protesi evidenziano fenomeni di importante usura o rottura conclamata. Addirittura uno studio più vecchio del 1998 (effettuato, però, su protesi che avevano minore resistenza nel tempo) stima che dopo 15 anni l’83% degli impianti presentava fenomeni di rottura. Una ricerca più attuale, verosimilmente grazie alla migliore qualità delle protesi di più recente produzione, offrirebbe risultati meno allarmanti. Da ciò si evince che tutte la pazienti sottoposte ad un intervento di mastoplastica additiva dovrebbero essere periodicamente sottoposti ad esami clinici e radiologici per accertare l’integrità delle protesi. Tale misura precauzionale è ancor più valida nel caso delle protesi PIP.

2. Le pazienti che non conoscono la tipologia delle loro protesi devono farne richiesta al chirurgo che le ha operate e che dopo aver effettuato una approfondita valutazione del caso attraverso gli esami clinico strumentali (ecografia e risonanza magnetica) suggerirà la condotta più opportuna.

3. Il Ministero della Salute inglese ha sottolineato che non esiste nessuna necessità di espiantare le protesi PIP a meno che non esista evidenza di fenomeni infiammatori o di rottura delle stesse.
Il Ministero della Salute italiano concorda sulla stessa linea di azione. In Francia Il Ministro francese Bertrand suggerisce la necessità di rimuovere le protesi contrastando con le conclusioni degli studi effettuati.

4. Non esistono motivi che debbano creare panico nelle pazienti in quanto è stato provato scientificamente da accurati studi pubblicati sulla migliore rivista di chirurgia plastica americana che confermano che la rottura di una protesi debba necessariamente essere trattata con urgenza soltanto qualora il gel abbia superato la barriera che il corpo crea e che circonda sempre la protesi stessa. Qualora esista un’usura od anche una rottura dell’impianto, ma senza stravaso del gel nei tessuti al di fuori di tale barriera, l’intervento di sostituzione non ha nessun carattere di urgenza ma può essere dilazionato e programmato nel tempo. A tutt’oggi esistono decine di migliaia di pazienti che vivono con protesi che presentano una rottura intracapsulare (in cui il gel rimane nella capsula cicatriziale formata dal corpo), lo ignorano e probabilmente morranno per cause naturali senza trarre alcun danno dagli impianti che portano con sé

5. Le responsabilità di questa situazione sono da attribuire esclusivamente alla casa PIP che ha pensato, verosimilmente per abbassare i costi di produzione, di usare materiali di minor qualità rispetto a quelli che utilizzava prima. Ignoriamo a che data risalga questo peggioramento nella qualità della produzione. Ad un esame fisico tale peggioramento di qualità non era assolutamente percepibile dal medico, quindi i chirurghi che hanno impiantato le protesi sono stati ingannati alla stessa stregua dei pazienti. E’ assurdo attribuire responsabilità ai medici utilizzatori di queste protesi le quali, non solo avevano il marchio CE come tutte le altre, ed un costo paragonabile a molte delle loro concorrenti ma presentavano, all’esame visivo, caratteristiche fisiche del tutto appropriate e ottimali per tali interventi. Per cui la scelta di tali impianti risultava prima della scoperta delle recenti ricerche assolutamente in linea con le norme vigenti che regolano la professione chirurgica in tutti gli stati dell’Unione Europea.

6. E’ opportuno sottolineare come anche gli organismi di controllo europei sui dispositivi medico-chirurgici non abbiano fatto una gran bella figura in questa occasione. Come è possibile che una volta elargita un’autorizzazione alla commercializzazione ad un certo tipo di protesi se ne controlli la qualità solamente dopo 10 anni, ed esclusivamente in seguito a segnalazioni di complicazioni? Non dovrebbe essere importante controllare annualmente caratteristiche e qualità di tali dispositivi che vengono inseriti in decine di migliaia di pazienti e che centinaia di migliaia di pazienti portano con sé per tutta la vita? La FDA americana è di gran lunga meno elastica e molto più severa nel permettere l’uso di qualunque dispositivo medico da usare su pazienti. Prima di ottenere un’autorizzazione alla commercializzazione esige esami meticolosi in vitro ed in vivo per periodi adeguati a fornire certezze scientifiche. Inoltre tale organizzazione esercita controllo continuativo sui prodotti garantendo che i criteri necessari vengano mantenuti immutati nel tempo ed ulteriormente adeguati ai miglioramenti conseguenti ai dati riportati dalle pubblicazioni e dai sanitari di riferimento.

7.  Il Ministero della Salute ha confermato che gli eventuali interventi causati da necessità di espianto saranno a carico del Sistema Sanitario Nazionale. Non sono ancora stati comunicati i dettagli e le procedure da seguire per gli aspetti amministrativi relativi a tali interventi.”

 

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3 febbraio 2012 5 03 /02 /febbraio /2012 11:12

imagesCAA4W54N.jpgInsieme all'ondata di gelo siberiano di questi giorni è arrivata la guida contro il freddo del Ministero della Salute. Il decalogo di regole e consigli è consultabile online sul portale del Ministero.

"Le ondate di freddo intenso - si legge nell'introduzione - possono provocare problemi alla salute. Oltre che l’incremento di sindromi influenzali, le basse temperature possono causare, infatti, anche una recrudescenza della sintomatologia di malattie croniche, specialmente dell'apparato respiratorio, cardiovascolare e muscolo scheletrico. Nelle condizioni più estreme, si possono verificare anche casi di ipotermia ed assideramento."

"Il freddo eccessivo come quello che registriamo in questo periodo, - prosegue la guida - rappresenta una minaccia per la salute soprattutto degli anziani, dei bambini e delle persone affette da particolari patologie, notoriamente più vulnerabili e a rischio di infezioni. Ma anche le persone giovani in apparente benessere possono subire conseguenze sulla salute, a volte gravi, se esposte a valori di temperatura eccessivamente bassi." 

Segue il decalogo per proteggersi dai malanni dell'inverno: 

1. Regolate la temperatura degli ambienti interni verificando che la stessa sia conforme agli standard consigliati e curate l’umidificazione degli ambienti di casa riempiendo le apposite vaschette dei radiatori: una casa troppo fredda e un’aria troppo secca possono costituire un’insidia per la salute. Può essere opportuno provvedere all’isolamento di porte e finestre, riducendo gli spifferi con appositi nastri o altro materiale isolante
2. Abbiate cura di aerare correttamente i locali: l’intossicazione da monossido di carbonio è assai frequente e può avere conseguenze mortali
3. Se usate stufe elettriche o altre fonti di calore (come la borsa di acqua calda) evitate il contatto ravvicinato con le mani o altre parti del corpo
4. Prestate particolare attenzione ai bambini molto piccoli e alle persone anziane non autosufficienti, controllando anche la loro temperatura corporea
5. Mantenete contatti frequenti con anziani che vivono soli (familiari, amici o vicini di casa) e verificate che dispongano di sufficienti riserve di cibo e medicinali. Segnalate ai servizi sociali la presenza di senzatetto, in condizioni di difficoltà.
6. Assumete pasti e bevande calde (almeno 1 litro e ½ di liquidi), evitate gli alcolici perché non aiutano contro il freddo, al contrario, favoriscono la dispersione del calore prodotto dal corpo
7. Uscite nelle ore meno fredde della giornata: evitate, se possibile, la mattina presto e la sera soprattutto se si soffre di malattie cardiovascolari o respiratorie
8. Indossate vestiti idonei: sciarpa, guanti, cappello, ed un caldo soprabito, sono ottimi ausili contro il freddo
9. Proteggetevi dagli sbalzi di temperatura quando passate da un ambiente caldo ad uno freddo e viceversa
10. Se viaggiate in automobile non dimenticate di portare con voi coperte e bevande calde

 

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30 gennaio 2012 1 30 /01 /gennaio /2012 14:59

images-copia-4Il caso benzilpenicillina, passata da 2 a 24 euro in pochi mesi, il 23 gennaio scorso è stato denunciato dalla rubrica televisiva “Indignato speciale, a cura di Andrea Pamparana (in onda durante l’edizione delle 13 del Tg5). La pediatra Maria Luisa Cappuccini davanti alle telecamere ha così descritto la vicenda: “Devo sollevare il problema della penicillina, un farmaco che alcuni bambini, miei pazienti, utilizzano per la cura della malattia reumatica. Questo farmaco negli ultimi tempi è stato difficile da reperire, nell’ultimo mese è entrata in commercio, di nuovo, una formulazione di penicillina in siringa pre-riempita, portando il prezzo da 1.95 a 24 euro.

La pediatra spiega che il farmaco, molto importante nella cura dei bambini affetti da problemi reumatici, "prima era rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale, adesso, purtroppo, questa nuova formulazione in commercio non è più rimborsabile, è a totale carico del paziente”.

Al termine della rubrica Pamparano si chiede cosa e chi si celi dietro la vicenda: “Ci sono forse solo odiose ragioni di profitto sulla pelle della gente?! - è l'interrogativo del giornalista - allora ci rivolgeremo al Tribunale dei diritti del malato, perché sulla vita delle persone non si gioca e chiederemo una spiegazione alla casa farmaceutica”.

 

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27 gennaio 2012 5 27 /01 /gennaio /2012 00:45

images-copia-4.jpgCittadinanzattiva ha chiesto all’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) di intervenire per trovare una soluzione alla situazione di disagio in cui si trovano i pazienti in trattamento con benzilpenicillina benzatinica. Nel comunicato del 26 gennaio 2012, la onlus avanza l’ipotesi di importare il farmaco dall’estero o di farlo produrre dall’Istituto Chimico farmaceutico Militare. Da maggio 2011 una fiala di penicillina è passata da 2 a 24 euro e da fascia A, mutuabile, a fascia C, a carico del cittadino. Inoltre il nuovo formato, costituito da una siringa preriempita, crea problemi nell’utilizzo in quanto il preparato, spesso, cristallizza. Cittadinanzattiva onlus, si legge sul sito web, “è un movimento di partecipazione civica che opera in Italia e in Europa per la promozione e la tutela dei diritti dei cittadini e dei consumatori."

 

Riporto per intero il testo del comunicato indirizzato all'AIFA:

 

“Cittadinanzattiva, con una lettera firmata dai coordinatori del Tribunale per i diritti del malato e del Coordinamento nazionale delle Associazioni dei Malati Cronici, ha inviato una richiesta d’intervento all’AIFA in merito alla grave difficoltà d’accesso lamentata dai cittadini relativa al farmaco Benzilpenicillina Benzatinica.  Il farmaco è impiegato nel trattamento di infezioni sostenute da microrganismi sensibili alla Benzilpenicillina, nella profilassi della malattia reumatica e delle recidive, lue (sifilide). Cittadinanzattiva e diverse associazioni a tutela dei diritti dei cittadini hanno ricevuto negli ultimi mesi numerose segnalazioni sul disagio dovuto al passaggio in classe C del farmaco Benzilpenicillina Benzatinica, prodotto unicamente dall’azienda farmaceutica Biopharma, in una nuova formulazione già pronta per l’uso, in siringa pre-riempita.
Il costo del farmaco dal maggio del 2011 è passato da 2 euro a 24 euro, con un rincaro del 1200%; tale aumento di costo è di fatto insostenibile per i malati ed inaccettabile, specie quando il farmaco viene utilizzato per la cura di patologie croniche, soprattutto in età pediatrica, come nel caso della malattie reumatiche, e quando la cura con questo farmaco si rende indispensabile ed insostituibile oltre che salvavita. Inoltre si registra spesso l’esigenza di dover utilizzare più fiale per l’improvvisa ostruzione della siringa, dovuta alla cristallizzazione della sostanza e quindi alla conseguente necessità di dover acquistare più fiale.

L’AIFA ed il Ministero della salute si stanno occupando del problema sollevato e nonostante l’impegno annunciato e la promessa da parte dell’AIFA e del Ministero della Salute di individuare tutte le soluzioni possibili alla risoluzione del problema, ribadita anche in un’intervista del 26 settembre 2011 rilasciata dall’allora Direttore generale dell’AIFA Guido Rasi al Corriere della Sera, a tutt’oggi, non sembra che siano stati adottati provvedimenti, né che sia stata fornita comunicazione sulle azioni che si intende intraprendere per garantire l’accesso al suddetto farmaco.

Cittadinanzattiva ha quindi richiesto di adottare al più presto un provvedimento al fine di consentire una soluzione rapida al problema denunciato dai cittadini; valutando anche l’ipotesi di consentire l’importazione del farmaco dall’estero o la produzione dello stesso presso l’Istituto Chimico Farmaceutico Militare. Di conoscere eventuali provvedimenti già adottati o che si intende adottare in merito e di fissare un incontro al fine di contribuire all’individuazione di possibili altre soluzioni.”

 

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25 gennaio 2012 3 25 /01 /gennaio /2012 15:50

imagesCAXF2U7R.jpgIl Movimento per la vita italiano (Mpv) ha “presentato al Tar del Lazio un ricorso contro l’Agenzia italiana per il farmaco (Aifa) per l’annullamento della determinazione adottata dal direttore generale e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 268 del 17 novembre 2011, che autorizzava la commercializzazione della specialità medicinale EllaOne (nota come la Pillola dei cinque giorni dopo)”. La notizia è stata diffusa il 19 gennaio scorso da un comunicato stampa del Mpv. La richiesta di sospensione e annullamento del provvedimento Aifa si fonda sull’assunto che il farmaco non può “costituire un metodo concezionale regolare”, nonostante la casa farmaceutica abbia definito il farmaco “contraccettivo d’emergenza da assumersi entro centoventi ore (cinque giorni) da un rapporto sessuale non protetto o dal fallimento di altro metodo contraccettivo”. I produttori di EllaOne ritengono che il farmaco non sia in grado di interrompere la gravidanza, che “si avvia con l’impianto” nell’utero. Il Mpv ritiene, invece, valido il pensiero della scienza moderna secondo cui il concepimento, quindi l’inizio della gravidanza, si avrebbe nel momento in cui il gamete maschile si unisce ad un ovocita materno. “Dal momento della fecondazione – conclude il comunicato - il nuovo embrione inizia un viaggio di circa 5-7 giorni che lo conduce alla mucosa dell’utero. Ma lo spostamento, così come lo sviluppo successivo non aggiunge nulla all'identità genetica dell'individuo”.

 

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Published by cristina reggini - in Farmaci
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24 gennaio 2012 2 24 /01 /gennaio /2012 01:23

imagesCAQXMSH4Da

Da fine settembre 2011 è disponibile sul web una guida pratica gratuita per pazienti, familiari e medici che si trovano ad affrontare le difficoltà e i disagi causati dal disturbo bipolare. La vita a due velocità è scaricabile dal sito disturbobipolare.info e da cittadinanzaattiva.it, inoltre, al numero 06.54.17.093 e attraverso il sito disturbobipolare.info, è possibile richiedere, sempre gratuitamente, una copia stampata  La guida ha superato le 4.000 copie, arrivando alla seconda ristampa in meno di quattro mesi. Il manuale è la versione italiana dei risultati della ricerca multidisciplinare di un Comitato Editoriale e di uno Steering Committee che riuniscono sedici tra i maggiori specialisti e le più rappresentative Associazioni di pazienti a livello europeo. Il progetto editoriale e la diffusione italiana è sostenuta da Bristol-Myers Squibb, mentre Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato è tra le Associazioni italiane che hanno partecipato alla stesura della guida.

Il disturbo bipolare compromette gravemente la qualità di vita di chi ne è affetto. L’alternarsi di fasi depressive e maniaciali, o ipomaniacali, anche se intervallate da periodo di remissione dei sintomi, mettono a dura prova le relazioni sociali, i legami familiari e l’attività lavorativa dei pazienti. Inoltre la malattia porta con sé un alto rischio di mortalità, 30 volte superiore a quello della popolazione normale, un 19% delle persone affette dal disturbo muore suicida. Le ipotesi sulle cause della malattia rimandano a fattori biologici, genetici e ambientali. L'incidenza totale del disturbo arriva all'1,2% negli uomini e all’1,8% nelle donne. Attualmente una cura definitiva per questo tipo di malattia non esiste, anche se un’adeguata terapia farmacologica e psicoterapica consente ai  pazienti di convivere con il disturbo, conducendo una vita soddisfacente sotto il profilo delle relazioni sociali, affettive e lavorative. 

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Published by cristina reggini - in Malattie
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20 gennaio 2012 5 20 /01 /gennaio /2012 01:56

imagesCAONFSYGSu fronte benzilpenicillina qualcosa si sta muovendo. In Toscana, grazie alla delibera proposta dall'assessore al diritto alla salute Daniela Scaramuccia, approvata poi dalla Giunta, il costoso farmaco sarà totalmente a carico del Servizio sanitario regionale. Le Aziende sanitarie dovranno somministrarlo gratuitamente e in sicurezza ai cittadini che ne fanno uso. Nella delibera le Aziende sanitarie toscane "sono chiamate a mettere in atto interventi tesi a garantire ai pazienti che necessitano della terapia farmacologica con benzilpenicillina benzatinica una adeguata assistenza sia infermieristica che medica, al fine di una corretta somministrazione del farmaco in condizioni di sicurezza.”

Dato che la siringa preriempita disponibile in Italia, prodotta dalla Biopharma, crea problemi nell'utilizzo, la delibera dell'assessore Scaramuccia ha stabilito che qualora il servizio sanitario ritenesse che le preparazioni dei medicinali disponibili in Italia non fossero adatte agli specifici trattamenti, le aziende sanitarie toscane si dovranno attivare per l’importazione del medicinale ritenuto più idoneo.

“Stiano tranquilli pazienti e famiglie – ha dichiarato l’assessore Scaramuccia –. Si era verificata una mancanza di disponibilità del farmaco in fascia A (rimborsabile), e i pazienti dovevano acquistarlo a caro prezzo. Ora, con questa delibera, le Asl lo erogheranno gratuitamente, e in condizioni di assoluta sicurezza”. Ogi anno, solo in Toscana, circa 3.000 persone ricorrono alla benzilpenicillina. Il famaco è tuttora utilizzata per la profilassi della febbre reumatica e della sifilide, trova impiego anche nelle recidive delle infezione delle prime vie respiratorie. Non resta che augurarsi che l'iniziativa dell'assessore Scaramuccia sia estesa in tutta Italia, perchè in un paese civile il diritto alla salute non può essere calpestato.

 

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18 gennaio 2012 3 18 /01 /gennaio /2012 20:03

imagesCAW45YOU.jpgL’Australian Medical Association lancia un appello alle autorità sanitarie affinché sia regolamentato il consumo degli energy drink. Le bevande a base di caffeina dovrebbero riportare, secondo i medici australiani, una dicitura sull’etichetta che avverta il consumatore degli effetti collaterali ed eventuali rischi per la salute, inoltre se ne dovrebbe vietare l’uso ai minori. L’allarme della comunità scientifica nasce in seguito a uno studio dei ricercatori dell’Università di Sidney e del New South Wales Poisons Information Centre, pubblicato sulla rivista dell’Australian Medical Association. La ricerca documenta un notevole aumento delle intossicazioni da caffeina, passate da 12 nel 2004, a 65 nel 2010.

Durante i sei anni monitorati, circa 300 ragazzi hanno chiesto aiuto al New South Wales Poisons Information Centre, vicino Sidney (Australia), tutti per intossicazioni da energy drink. L’età media di chi si è rivolto al centro veleni era di 17 anni, il 57% erano maschi. Un 25% dei giovani aveva bevuto un mix di alcol ed energy drink, un altro 30% insieme agli energy drink aveva assunto caffeina pura in pillole o altri stimolanti come le anfetamine. I sintomi riscontrati con più frequenza erano tachicardia, agitazione, tremori e disturbi gastrointestinali. Per 128 ragazzi si è fatto ricorso a servizi di emergenza, 20 di loro mostravano segni di seria tossicità cardiaca o neurologica, con sintomi che andavano da allucinazioni ad attacchi e ischemia cardiaci, causati da insufficiente afflusso di sangue al muscolo cardiaco. Gli energy drink alla caffeina sono responsabili, inoltre, di altri danni alla salute come l’obesità.

"Data la chiara evidenza di tossicità e il crescente numero di ricoveri associati al consumo di energy drink, specialmente nella fascia della popolazione adolescente, – concludono i medici australiani - le autorità sanitarie dovrebbero aumentare la consapevolezza del problema, migliorando le etichette sulle bibite e regolando la quantità di caffeina contenuta''.

 

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Published by cristina reggini - in Alimentazione
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15 gennaio 2012 7 15 /01 /gennaio /2012 10:09

imagesCABJ52UV.jpgIl collegamento tra consumo di alcol e rilascio di endorfine, finora solo ipotizzato, è diventato certezza grazie allo studio dei ricercatori della Ernest Gallo Clinic and Research Center at the University of California, San Francisco. La ricerca, pubblicata sulla rivista Science Translational Medicine, ha dimostrato per la prima volta il rilascio di oppioidi endogeni nel nucleo accumbens e nella corteccia orbitofrontale di soggetti che avevano assunto alcol. Le endorfine sono sostanze chimiche prodotte dal cervello con una forte attività analgesica ed eccitante, la loro azione è simile alla morfina e ad altre sostanze oppiacee. Jennifer Mitchell, professore aggiunto di Neurologia all'Università californiana, che ha guidato la ricerca, ha dichiarato: “La scoperta è qualcosa che abbiamo ipotizzato per circa 30 anni, sulla base di studi animali, ma non lo avevamo osservato nell'uomo finora. Abbiamo fornito la prima prova diretta di come l'alcol faccia sentire bene le persone".  Aver individuato con precisione le aree cerebrali che subiscono modifiche in seguito all’assunzione di alcol apre la strada allo sviluppo di farmaci, come il naltrexone, per il trattamento della dipendenza da alcol.

Lo studio è stato condotto su 25 soggetti, 13 forti bevitori, 12 con avversione verso la sostanza. Tramite la tomografia a emissione di positroni (PET) i ricercatori hanno osservato il rilascio di endorfine come effetto immediato dell’alcol sul cervello. In tutti i partecipanti allo studio una elevata concentrazione di oppioidi endogeni nel nucleo accumbens provocava una elevata sensazione di piacere. Solo i forti bevitori, invece, avvertivano sensazioni piacevoli quando le endorfine si concentravano sulla corteccia orbitofrontale. "Ciò indica che il cervello dei bevitori viene modificato in un modo che li rende più inclini a trovare l'alcol piacevole, - spiegano gli esperti - proprio quella maggiore sensazione di ricompensa potrebbe causare il bere eccessivo di queste persone".

 

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