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  • : informazioni, news e curiosità legate al tema salute, intesa come benessere fisico e psicologico, perché ogni persona è il risultato dell'equilibrio tra psiche e soma
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Testo Libero

11 maggio 2012 5 11 /05 /maggio /2012 13:57

kkkIeri l’agenzia di stampa Adnkronos dava notizia del buon esito di un’azione della Guardia di Finanza di Salerno che, dopo tre anni di indagini, ha sventato un'organizzazione criminale finalizzata alla illecita distribuzione di sostanze stupefacenti contenute in preparati galenico magistrali ad effetto anoressizzante (fendimetrazina e clorazepato).

Oltre alla descrizione dettagliata del fatto di cronaca nella nota si legge: “La fendimetrazina è prescrivibile da parte di medici specialisti e per un massimo di tre mesi consecutivamente solo in pazienti obesi con Bmi, cioe' indice di massa corporea, all'inizio del trattamento uguale o superiore a 30 Kg/m2, al quale e' necessario allegare un piano terapeutico, come da apposito decreto del Ministero della Salute. La fendimetrazina poteva essere efficace nel determinare calo ponderale, ma andava impiegata solo da medici esperti e solo dopo avere bene valutato le condizioni psichiche e cardiocircolatorie del paziente.”

Quanto riportato non corrisponde al vero, in quanto, con decreto del ministero della salute 2 agosto 2011, la fendimetrazina è stata tolta dal commercio. Il divieto è stato inoltre ribadito a febbraio 2012 dal ministro della salute Balduzzi che, nel rispondere a un’interrogazione in commissione Affari Sociali, ha ricordato come il decreto ministeriale 2 agosto 2011, tra le altre cose, vietava la fabbricazione, l'importazione e il commercio dell’Amfepramone, Fendimetrazina, Fentermina e Mazindolo.

 

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3 maggio 2012 4 03 /05 /maggio /2012 13:40

imagesCA637F5H.jpgLa legge che autorizza l'uso sanitario della cannabis, approvata ieri dalla regione Toscana, ha sollevato un dibattito politico e non solo. Il Centro Culturale Lepanto ha dato inizio "alla Crociata del Rosario perché la Madonna aiuti i più deboli, come gli ammalati ed i minori, che meritano medicinali di comprovata efficacia e sicurezza e non la cannabis, e per la conversione dei cuori e delle menti dei leader dei gruppi di pressione antiproibizionisti affinché si ravvedano e riconsiderino le loro istanze". La notizia è stata diffusa, tramite comunicato stampa, da Fabio Bernabei, presidente del Centro.

"Amici, sostenitori e simpatizzanti del Centro Culturale Lepanto, per tutto il mese di maggio - informa la nota - si alterneranno con un santo Rosario ogni giorno all'altare privilegiato della Madonna del Miracolo presso il Santuario Basilica di Sant'Andrea delle Fratte a Roma"."La medicalizzazione della cannabis/marijuana sembra far parte di una accorta strategia elaborata da anni da movimenti e partiti politici con intenti massimalisti. Con il manuale del 1995 "I radicali e le droghe. Basta con il Proibizionismo" il Partito Radicale, infatti, propagandava tre diverse strategie per arrivare alla legalizzazione tra cui proprio il 'modello medico' che e' 'certamente il meno rivoluzionario, quello che si allontana di meno dal regime attuale' - ma la medicalizzazione rimpiazza la penalizzazione e, - sempre secondo i radicali,- 'ha il merito di essere rassicurante per l'opinione pubblica'. Preghiamo perché la sensibilità di istituzioni e opinione pubblica non venga invece anestetizzata e sia al più presto ristabilito il ruolo della vera scienza e del diritto internazionale sulle droghe", conclude Bernabei. "La marijuana è una droga non una medicina, le proposte di legge regionale pro-cannabis non pensano ai bambini", sentenzia il Centro dalla home page del suo sito.

 

Fonte Adnkronos

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Published by cristina reggini - in Società
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24 aprile 2012 2 24 /04 /aprile /2012 11:15

imagesCANT7TYLOgni giorno in Italia venti persone scoprono di essere affette da melanoma, in un anno si contano 1.500 decessi. Nell’ultimo decennio la forma più aggressiva di tumore della pelle ha avuto un incremento del 30 per cento, sfiorando i 200.000 casi all’anno. Sull’argomento si è espresso il dottor Alessandro Testori, Direttore Divisione melanomi e sarcomi muscolo cutanei dell'Istituto Europeo di Oncologia, Milano. Testori nel corso di una recente video intervista pubblicata da Pharmastar, fa il punto sulla malattia, chiarendo aspetti clinici, diagnostici e terapeutici. Di seguito riporto per intero il contenuto dell’intervista.

 

Dottor Testori cos’è il melanoma?"

Il melanoma è il tumore della cute più importante, non tanto per l’incidenza, in quanto altri tumori della pelle, come i basaliomi sono più frequenti, ma per quel che riguarda le conseguenze. Il 95 per cento della mortalità da tumori cutanei è, infatti determinata dal melanoma. Il melanoma è il tumore delle cellule melanocitarie, che si sviluppa nella gran parte dei casi, 90/95 per cento, dalla cute dei pazienti, anche se spesso può manifestarsi con metastasi senza che ci sia un’evidenza di tumore primario. 

 

Parliamo di epidemiologia, ci dà qualche dato?

Il melanoma ha un’incidenza di circa 7.000 casi all’anno in Italia, 200.000 nel mondo, è il secondo tumore come aumento dell’incidenza dopo il tumore al polmone nelle donne ed è uno dei tumori da sempre più studiato per quanto riguarda il coinvolgimento terapeutico che questa malattia implica. Per gli studi di tipo immunologico per esempio che sono di grandissimo interesse e che poi possono fare da veicolo per le terapie di altre malattie.

 

Lei ci ha detto che il melanoma sta aumentando, quali sono le cause?

Le cause del melanoma sono cause in parte conseguenza di un mutamento delle abitudini che tutti noi abbiamo da 50/60 anni a questa parte. L’esposizione al sole è sicuramente coinvolta nell’aumento dell’incidenza del melanoma. Va detto che l’esposizione al sole è un aspetto che interessa prevalentemente la giovane età, il 70/75 per cento della nostra esposizione viene acquisita nei primi vent’anni di vita e quindi dobbiamo davvero cercare di educare i ragazzi, i bambini e i genitori al  fatto che un’eccessiva esposizione solare possa essere dannosa. Il numero di scottature è un aspetto importante che si correla soprattutto con l’esposizione intermittente, quella delle persone che normalmente vivono in città e che vanno al mare, al sole, soltanto per brevi periodi dell’anno, tant’è che, come sappiamo, i muratori, i contadini, i marinai hanno un’incidenza bassa di melanoma rispetto alle persone che vivono in città.

 

Ci spiega in sintesi la storia naturale del melanoma?

Il melanoma insorge nella gran parte dei casi dalla cute, da una lesione pigmentata preesistente o da un melanoma che nasce già come patologia tumorale. L’obiettivo principale ovviamente è la diagnosi precoce e quindi l’asportazione. Le fasi successive della malattia sono la diffusione attraverso le vie linfatiche e attraverso la via ematica. Per quanto riguarda la via linfatica abbiamo degli strumenti importanti che riguardano l’ambito chirurgico, la biopsia del linfonodo sentinella è fondamentale, prima scopriamo la presenza di metastasi ai linfonodi loco-regionali e meglio è dal punto di vista prognostico. L’atto chirurgico è poi quello che sancisce la fase di chiusura di quello che è il trattamento veramente efficace di questa malattia, che nella sua situazione più importante consiste nell’asportazione di tutti i linfonodi loco-regionali rispetto al punto in cui si era manifestato il melanoma. Quando la malattia è al quarto stadio il ruolo di noi chirurghi è inferiore, anche se quando è possibile anche con una malattia metastatica dobbiamo proporre un intervento chirurgico. Quando non riusciamo ad asportare tutta la malattia dobbiamo affidarci alla terapia medica, che da un anno a questa parte ha avuto novità veramente importanti caratterizzate dalla ricerca, che ci ha permesso di dimostrare come due farmaci, ipilimumab e vemurafenib, hanno ottenuto un miglioramento della sopravvivenza del paziente. Certamente è il primo step, da qui poi partiranno nei prossimi anni una serie di nuove proposte terapeutiche, dove combineremo i nuovi farmaci, da un lato, per quanto riguarda l’immunoterapia, dall’altro, per quanto riguarda la terapia molecolare, la terapia target, dove il concetto fondamentale non sarà tanto curiamo tutti i pazienti allo stesso modo, ma selezioniamo i pazienti da curare con un farmaco perché abbiamo dimostrato sulla base di aspetti molecolari che quel farmaco può essere efficace nella cura di questa malattia in quel paziente.

 

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20 aprile 2012 5 20 /04 /aprile /2012 12:18
imagesCAI8227R.jpgE’ stato scritto tanto sui danni provocati dall’utilizzo di cocaina, ma le immagini delle lesioni facciali presentate in questo video mostrano, meglio di tante parole, la gravità degli effetti derivanti dall'uso della sostanza. Una telecamera endoscopica ha permesso di entrare all’interno della fossa nasale e della cavità orale di pazienti cocainomani. Le lesioni riscontrate vanno da piccole perforazione del setto nasale a perforazioni maggiori associata a rinite crostosa. In alcuni casi la distruzione ha provocato il crollo del dorso nasale, la struttura ossea del naso non esiste più e la pelle è completamente priva di sostegno. La cocaina provoca danni anche alla punta nasale, l’immagine del video mostra l’evoluzione di un’ulcera in grado di erodere completamente la cartilagine che divide le due narici. C'è, poi, il caso di un paziente in cui la distruzione della punta nasale è tale che al momento della prima visita i medici avevanoo ipotizzato un tumore. La sostanza può provocare anche la perforazione del palato, si va da piccole perforazioni a lesioni di dimensioni più importanti, fino ad arrivare all’immagine di un paziente con osso palatale eroso ed esposto.

La cocaina, spiega il dott. Trimarchi, bloccando il trasporto del muco nel naso produce secchezza e formazione di croste. Tutti i cocainomani hanno il naso che presenta croste maleodoranti e frequenti infezioni associate a riniti e sinusiti. E’ un circolo vizioso, un soggetto inizia a sniffare cocaina, dopo circa 10/20 minuti la mucosa è alterata dalla vasocostrizione, dal danno dei cristalli della cocaina ed è anestetizzata, dopo circa un’ora è attiva l’apoptosi un meccanismo di “morte cellulare programmata”, che in condizioni normali garantisce il ricambio delle cellule all’interno dell’organismo, in condizioni alterate, però, vengono interessate da questo meccanismo anche le cellule sane, di conseguenza il processo di guarigione delle ferite del naso si blocca, contemporaneamente l’effetto della cocaina svanisce e il paziente ricomincia una nuova assunzione. Nel momento in cui smette l’assunzione si innesca un meccanismo di vasodilatazione massiva, con frequente fuoriuscita di sangue che si mescola con il muco bloccato nelle fosse nasali, questo causerà la formazione di voluminose croste, il soggetto inizierà quindi a non respirare dal naso e a cercare di rimuovere le croste anche con oggetti taglienti, essendo il naso anestetizzato, si causano, così, nuove lesioni che, in una ambiente di cellule attivate per la morte programmata, l’organismo non è in grado di riparare.

La terapia, spiega il medico, è principalmente nelle mani del paziente che deve sospendere l’utilizzo della droga, il medico interviene curando l’infezione, favorendo la rimozione delle croste e lubrificando la mucosa nasale. Molto raramente si può ricorrere alla chirurgia ricostruttiva, con eventuale impianto di protesi, perché i tessuti di questi pazienti non cicatrizzano a causa di una alterata vascolarizzazione e un processo apoptotico di morte cellulare in fase avanzata. L’intervento ricostruttivo si può programmare solo dopo un anno dall’interruzione di assunzione della sostanza.

 

 

 

Il VIDEO sui danni provocati al volto dalla cocaina è stato promosso dal Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Ministero Della Salute e dalla Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale. La realizzazione è stata curata dal Dott. Matteo Trimarchi, dell'Unità Operativa di Otorinolaringoiatria dell'IRCCS San Raffaele di Milano.

 

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19 aprile 2012 4 19 /04 /aprile /2012 11:28

images-copia-4Ancora uno scandalo legato alla benzilpenicillina benzatinica. Lo si apprende dall’Associazione Radicale Certi Diritti che denuncia il caso di un giovane costretto a un pellegrinaggio fino in Vaticano per reperire l’antibiotico che cura la sifilide. Riporto il comunicato stampa del 18 aprile presente sul sito dell’associazione. 

L’Associazione Radicale Certi Diritti invierà un esposto all’Unar e alla Commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio Sanitario Nazionale  su una gravissima vicenda avvenuta a Roma i primi giorni di marzo 2012. Un ragazzo di 24 anni. R.F., dopo essersi recato all’Ospedale Policlinico Umberto I per un controllo medico, è risultato positivo al test della sifilide. Il medico dell’Ospedale che si occupa di malattie infettive sessualmente trasmissibili gli prescrive una cura medica a base di penicillina per la cura della sifilide scoprendo però che lo Stato italiano da oltre un anno ha ritirato da tempo tale medicinale e che non è nemmeno mutuabile. Il ragazzo accompagnato da Massimo Frana dell’Associazione Radicale Certi Diritti si è visto così costretto a recarsi presso la Farmacia dello Stato della Città del Vaticano dove il farmaco è venduto in due varianti, una a base di anestetico al costo di 25 Euro a fiala per un totale di 750 Euro e l’altra, senza anestetico, al costo di 6 Euro a fiala per un totale di 180 Euro, senza alcun tipo di esenzione. Il costo del farmaco in Italia, fino a un anno fa, era di circa 2 Euro a fiala per costo complessivo di circa 60 Euro. Successivamente il ragazzo, accompagnato da Massimo Frana, si è recato al Pronto Soccorso dell’Ospedale San Giovanni di Roma per iniziare la cura a base di iniezioni e da lì viene mandato alla Croce Rossa Italiana dove gli rispondono che l’ambulatorio non esiste più. Dopo aver cercato di contattare la Guardia Medica tramite l’Ospedale San Giovanni la risposta data è che “per questo genere di cose occorre trovare un infermiere privato”. Il ragazzo viene quindi accompagnato all’Ospedale Policlinico di Roma dove grazie al volontario aiuto  di un’infermiera viene attivata la cura medica necessaria a base di iniezioni.

I parlamentari Radicali e i Consiglieri Regionali Radicali hanno preannunciato il deposito in tempi brevissimi di due interrogazioni alla Camera dei deputati e al Consiglio Regionale del Lazio. 

 

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Published by cristina reggini - in Farmaci
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19 aprile 2012 4 19 /04 /aprile /2012 10:08

yyLa morte improvvisa sul campo da gioco del pallavolista Vigor Bovolenta, 37 anni, avvenuta il 24 marzo scorso, seguita il 14 aprile da quella del calciatore Piermario Morosini, 26 anni, hanno sconvolto il mondo dello sport e non solo. Sui media si parla più che mai di defibrillatori a bordo campo, idoneità sportiva cardiologica e sicurezza dell’attività sportiva in generale. Il dibattito sulle morti improvvise ha, però, superato i confini del mondo dello sport per coinvolgere l’intera società. Purtroppo ogni anno in Italia si contano 73.000 decessi per arresto cardiaco, duecento vittime al giorno. Sull’argomento si è espresso Giorgio Carbone,  presidente nazionale della Simeu (Societa' Italiana Medicina di Emergenza-Urgenza).

Occorre che anche in Italia, come negli Stati Uniti e in molti paesi europei, sia diffuso in modo capillare, in tutti i luoghi pubblici e dove comunque ci sono molte persone, dagli aeroporti alle stazioni, agli stadi, ai supermercati, le scuole, i teatri, il defibrillatore semiautomatico Aed (Automatic External Defribillator)”, si legge nel sito della Simeu. ''Tutti possiamo contribuire a migliorare la sopravvivenza di una persona vittima di arresto cardiaco - prosegue la nota - la rianimazione cardio-polmonare eseguita da testimoni dell'arresto può raddoppiare le possibilità di sopravvivenza. Per questo la Simeu da anni ormai collabora con l'American Heart Association (AHA), la più importante società scientifica mondiale di ricerca, diffusione e didattica sulla prevenzione e il trattamento delle emergenze cardiovascolari. Con loro siamo impegnati da tempo per diffondere il più possibile i corsi Heartsaver AED AHA con certificazione internazionale, cioè addestramento alle manovre di rianimazione su adulto, bambino e infante e all'uso del defibrillatore semiautomatico AED, un apparecchio tecnologicamente sofisticato, ma semplicissimo e sicuro da usare, in grado di riconoscere la fibrillazione ventricolare e guidare il soccorritore ad erogare lo shock elettrico controllato che può interromperla."

In Italia un Decreto ministeriale del marzo 2011 promuove la diffusione degli AED'', ma l'attuazione della norma - conclude Carbone - è stata delegata alle singole Regioni e la diffusione è ancora troppo a macchia di leopardo''.

 

 

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Published by cristina reggini - in Salute
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18 aprile 2012 3 18 /04 /aprile /2012 16:09

images-copia-10Ogni anno in Italia si registrano 200.000 casi di ictus. L’infarto cerebrale è la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e il cancro, è, inoltre, la principale causa d’invalidità. Nel mese dedicato alla prevenzione della malattia, l’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale (A.L.I.Ce) ha promosso sul territorio nazionale una campagna di prevenzione. Dal 21 al 28 aprile, nelle oltre tremila farmacie che hanno aderito all’iniziativa, sarà possibile effettuare gratuitamente la misurazione della pressione e della fibrillazione atriale.

L’ictus, si legge sul sito della federazione, è considerato, a torto, una malattia incurabile ed inevitabile. Molti non sanno che l’uso di farmaci specifici, immediatamente dopo l’esordio dei sintomi, può salvare dalla morte ed evitare gravi disabilità. Pochi sono a conoscenza dell’importanza delle Unità Urgenza Ictus (Stroke Unit), dove personale esperto, grazie a protocolli di cura definiti, è in grado di salvare più vite di qualunque trattamento farmacologico. Il messaggio che lancia A.L.I.Ce è che l’ictus si può e si deve prevenire, delineando, per le persone a più alto rischio, trattamenti mirati e personalizzati per i quali si hanno evidenze scientifiche di efficacia.

 

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2 aprile 2012 1 02 /04 /aprile /2012 09:35

imagesCAHXOX4CLa Coca-Cola, recentemente sotto accusa per un colorante potenzialmente cancerogeno, è spesso al centro di strane leggende metropolitane, alimentate anche dal mistero sulla sua formulazione. Certo è il suo potere corrosivo dovuto all’acido fosforico, presente in una concentrazione di 325 mg/l. Il suo pH di 2,4, circa, si colloca a metà strada tra quello dell'acido gastrico (1,5) e quello dell’aceto (3,0). Forse è stata la particolare corrosività della bevanda a suggerire agli autori i dieci usi alternativi riportati dal sito greenme.it.

 

1. La Coca Cola agisce efficacemente nel combattere le macchie di grasso sui tessuti e può essere applicata su di esse per pretrattarle prima di procedere al normale lavaggio;

 

2. Non molto tempo fa, la bevanda è stata impiegata, accompagnata dalle note caramelle alla menta, come carburante per alimentare un'automobile;

3. Provate a rimuovere i depositi di calcare dal fondo del vostro bollitore versandovi un bicchiere di Coca Cola e lasciando agire la bevanda per alcune ore. Il medesimo effetto può essere ottenuto con l'aceto. Ogni traccia scomparirà come per magia;

4. Rimettete a nuovo il fondo bruciato di pentole e padelle versando all'interno di esse della Coca Cola e portando la bevanda ad ebollizione. In seguito sarà più facile rimuovere le tracce rimaste sul fondo, con l'aiuto di una spazzola per le pulizie;

5. Un bicchiere di Coca Cola può essere aggiunto al bucato se avete bisogno di un additivo che vi aiuti a rimuovere i cattivi odori;

6. La Coca Cola avanzata, che ormai ha perso le proprie bollicine, è un rimedio efficace per la pulizia di pentole e di altri oggetti in rame, comprese le monete;

7. Nella pulizia dei sanitari vi potrà essere utile per la rimozione delle incrostazioni;

8. Può essere inoltre impiegata da chi possiede un'automobile per eliminare le tracce di corrosione causate dalle perdite della batteria e per facilitare la pulizia del parabrezza;

9. Utilizzatela, inumidendo un panno di cotone, per ridare splendore ai vostri gioielli ed all'argenteria;

10. Provate a rimuovere le macchie di ruggine eventualmente presenti sul paraurti della vostra auto inumidendole con della Coca Cola e strofinandole subito dopo con un foglio d'alluminio. 

 

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28 marzo 2012 3 28 /03 /marzo /2012 14:38

images-copia-9.jpgIl cuore degli sportivi tiene vivo più che mai il dibattito sulla sicurezza nell’attività sportiva e la prevenzione di episodi drammatici sui campi da gioco. La recente scomparsa del campione della pallavolo Vigor Bovolenta, 37 anni, colto da collasso al palasport di Fontescodella, a Macerata e la miracolosa guarigione di Fabrice Muamba, 23 anni, calciatore del Bolton, colpito sul campo da arresto cardiaco, hanno sollevato pesanti interrogativi tra gli addetti ai lavori. Una risposta concreta alle tante domande arriva proprio da uno studio italiano, pubblicato il 26 luglio 2011 sul British Journal of Sport Medicine, presentato al convegno Advances in Cardiac Electrophisiology, tenutosi a Roma quattro mesi fa.

I ricercatori italiani hanno sottoposto a test di idoneità sportiva 3.100 giocatori di calcio. Oltre agli esami previsti per legge, compreso l’elettrocardiogramma, gli atleti sono stati sottoposti a ecografia cardiaca. L’ecocardiogramma, esame semplice e non invasivo, ha scovato problemi cardiaci in 56 atleti. L’1,8% dei soggetti esaminati presentava anomalie non gravi, anche compatibili con l’attività sportiva, ma da monitorare per escludere complicanze future. Quattro le patologie cardiache riscontrate: valvola aortica bicuspide (24), difetti del setto atriale (20), prolasso della valvola mitrale (10) e cardomiopatia ipertrofica (2).

Fabio Pigozzi, prorettore vicario dell'Ateneo Foro Italico e presidente della Federazione Internazionale di Medicina dello Sport, tra gli autori dello studio, durante la conferenza stampa di presentazione del congresso ha ricordato che in Italia 6 milioni di persone si sottopongono ogni anno alla visita per l'idoneità agonistica: ''Se si riuscisse ad aggiungere agli esami anche l'ecocardiogramma si otterrebbe un risparmio anche dal punto di vista economico perchè – conclude Pigozzi - i costi iniziali, che comunque non superano le poche decine di euro, sarebbero ampiamente ripagati''.

 

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Published by cristina reggini - in Sport
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26 marzo 2012 1 26 /03 /marzo /2012 17:10

imagesCA7D0BMJ.jpgNon è un quadro rassicurante quello emerso dal recente rapporto Ocse: ''Previsioni ambientali al 2050: le conseguenze dell'inazione''. Se le politiche governative non avvieranno un’inversione di marcia, l’inquinamento ambientale, nei prossimi quarant’anni, sarà la prima causa di morte a livello globale, con un incremento delle vittime annuali da 1 a 3,6 milioni. Nei prossimi quarant’anni il valore dell'economia mondiale crescerà di quattro volte, l’aumento della qualità della vita comporterà una maggiore domanda di energia, cibo e risorse naturali, questo, in assenza d’interventi mirati, significherà aumento dei livelli dell’inquinamento.

Un’Ansa del 16 marzo, relativa al rapporto Ocse, riporta numeri allarmanti: “il 2% della popolazione delle città del mondo vive con concentrazioni di Pm10 accettabili, sotto i 20 microgrammi per metro cubo, mentre il 70% ne deve subire più di 70, una cifra che è destinata a crescere nei prossimi anni.” “Un altro aspetto preoccupante – riporta l’agenzia - è quello dell'ozono nelle città, che raddoppierà le proprie vittime dalle 385 mila l'anno a più di 800 mila.” Molte di queste morti saranno concentrate in Asia, sottolinea il documento Ocse, ma anche i paesi occidentali saranno colpiti, soprattutto a causa del fatto che gli anziani, che saranno sempre più numerosi, sono più sensibili a questo gas.” “In aggiunta – conclude la nota - i livelli di ossidi di zolfo e azoto sono destinati, in assenza di interventi, ad aumentare rispettivamente del 90 e del 50%. Secondo il rapporto nello stesso lasso di tempo le emissioni di gas serra potrebbero aumentare del 50%, e il consumo dell'acqua del 40%, mentre un 10% della biodiversità andrà perduta.

Secondo il segretario generale dell'Ocse, Angel Gurria, ''rendere più verdi l'agricoltura, la fornitura di acqua ed energia, l'industria, saranno temi critici entro il 2050, per rispondere ai bisogni di oltre 9 miliardi di persone''. ''Abbiamo già assistito al collasso di alcune specie di pesci a causa dell'eccesso di pesca, – spiega Gurria - con impatti significativi sulle comunità locali, mentre serie carenze d'acqua sono una minaccia incombente per l'agricoltura.” “Queste enormi sfide – conclude il segretario Ocse - non si possono affrontare ciascuno per conto proprio, ma devono essere gestiti nel contesto di altre sfide globali, come il cibo, la sicurezza energetica e la diminuzione della povertà.''

 

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