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10 novembre 2011 4 10 /11 /novembre /2011 17:17

imagesIn Italia i luoghi inquinati da amianto, raffinerie e rifiuti industriali registrano un 15% di aumento del tasso di mortalità rispetto alla media, in totale si contano circa 1.200 decessi in più all’anno. Il dato è emerso da “Sentieri” (Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento), presentato l'8 novembre al 35° congresso annuale dell'Associazione italiana di epidemiologia. Il progetto, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, ha monitorato importanti zone industriali, tra cui Broni, Casale Monferrato, Bari-Fibronit, Biancavilla, Porto Torres e Gela. Tra il ‘95 e il 2002 sono state esaminate 63 cause di morte tra i residenti nei 44 dei 57 luoghi compresi nel "Programma nazionale di bonifica".

"In tutti i siti, escluso Emarese, si sono osservati incrementi della mortalità per tumore maligno della pleura - riporta la sintesi dello studio, - nell’insieme dei dodici siti contaminati da amianto sono stati osservati un totale di 416 casi di tumore maligno della pleura in eccesso rispetto alle attese”. “Nei poli petrolchimici si sono osservati eccessi di morte per tumore polmonare e per malattie respiratorie non tumorali, spiega Pietro Comba, uno degli autori, direttore del Reparto di Epidemiologia Ambientale dell'Istituto Superiore di Sanità - sono stati, inoltre, individuati incrementi localizzati di mortalità per malformazioni congenite, malattie renali, malattie neurologiche e oncologiche riconducibili, sempre con criteri probabilistici, alle specifiche emissioni considerate - prosegue Comba, - altri dati significativi riguardano l'incremento di mortalità per linfomi non Hodgkin nei siti contaminati da PCB, mentre nei siti contaminati da piombo, mercurio e solventi organoclorurati è stato osservato un aumento delle malattie neurologiche”.

Lo studio, svolto nell'ambito del Programma nazionale strategico "Ambiente e Salute", promosso dal ministero della Salute, ha ottenuto, per la sua innovatività e rilevanza scientifica, un riconoscimento a livello internazionale. L’approccio metodologico urtilizzato nella ricerca sarà, infatti, applicato dall’Oms a livello europeo. Per la prima volta, spiega Loredana Musmeci, responsabile Dipartimento ambiente e connessa prevenzione primaria, si è ottenuta “una conoscenza sistematica, a livello nazionale, della mortalità connessa alle esposizioni ambientali nei siti inquinati italiani”. Hanno collaborato alla ricerca l'Università La Sapienza di Roma, il Centro europeo ambiente e salute Oms, il Dipartimento di epidemiologia del servizio sanitario regionale del Lazio e dell'Istituto di fisiologia clinica del Cnr.

 

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Published by cristina reggini - in Inquinamento ambientale
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